|
INTERVISTA AD ANGELA GLAJCAR Realizzata per la rivista 'TITOLO' diretta da G. Bonomi 1. Pur utilizzando anche altri materiali, è indubbio che la carta sia l'elemento essenziale della tua opera. Come sei giunta a scegliere la carta come materia d'elezione e quale aspetto di tale materia apprezzi maggiormente?
A.G. Anticipando la mia prima serie di carta "Contrarius" facevo piccoli collage di carta che erano prima pensati come disegni per delle sculture di legno e di acciaio. La carta presentava tutte le sue caratteristiche interessanti: è leggera e piatta, ma sorprendentemente si possono creare nello spazio dei volumi enormi. La carta è flessibile e mobile - e il movimento gioca da sempre un grande ruolo nel mio lavoro. Ma prima di tutto la carta meraviglia per la sua presenza sculturale. Queste tensioni si allargano nello spazio e gli danno un'atmosfera tutta sua.
2. Le tue sculture e installazioni sono fatte per stratificazioni e sovrapposizioni di fogli ma allo stesso tempo vi è presente anche l'elemento della sottrazione. Infatti, perforando i tuoi volumi crei degli spazi vuoti che si aprono allo sguardo dello spettatore, che ne può scrutare l'interno. Nel tuo lavoro quanto peso hanno la stratificazione e il rapporto tra pieni e vuoti?
A.G. Prima di tutto è interessante costruire dei corpi nello spazio che non sono veramente pieni. Da un lato sono massicci, dall'altro sono trasparenti. A seconda dello sguardo lo spettatore vede quindi un blocco o gli spazi vuoti tra i fogli. Questi corpi grezzi costituiti da una moltitudine di fogli messi in linea, strappati hanno tutti una forma individuale. E come un coro che soltanto nel suo insieme crea il Klangkörper (cassa di risonanza, coro, unicum). Le voci singole devono essere perfettamente intonate/ sincronizzate e fanno vedere unicamente nella totalità il loro effetto "completo". Lo spazio interno è creato rompendo dei pezzi. In verità il foglio è ferito. I bordi rotti sembrano morbidi e creano un contrasto deciso con i bordi esterni tagliati. Gli spazi vuoti dei fogli unici danno ai misteriosi spazi interni un'apertura che tira lo sguardo verso l'interno e di ritorno all'esterno. Un massiccio blocco chiuso avrebbe sicuramente qualcosa d'inquietante; forse questi "spazi interni aperti" permettono esattamente allo spettatore di far riposare il suo sguardo - per avvicinarsi lentamente.
3. Con la carta riesci a creare sia delle strutture leggere, che sembrano sottrarsi alla forza di gravità, che volumi massicci, quasi fossero dei blocchi di marmo squarciati, ma in entrambi i casi le tue opere appaiono come sospese in una dimensione atemporale, capaci di evocare atmosfere cariche di suggestioni…
A.G. La carta è certamente un materiale che reagisce all'atmosfera in tanti modi diversi. La carta seduce tramite la sua sensualità tattile: si desidera di toccarla, di sentirla e reagisce fortemente all' esterno e alla luce. Grazie alla tecnica della sovrapposizione le opere di carta si fanno penetrare dalla luce creando sempre nuove forme.
4. Spesso le tue opere, fatte di carta lasciata naturale e caratterizzate da un'elegante purezza, sono interamente bianche, oppure giocano sul contrasto del bianco con il nero dell'inchiostro, per quale ragione il colore non entra mai nei tuoi lavori?
A.G
In prima analisi sono un essere della materia. A me piace sempre lavorare con le qualità di un materiale, con le sue possibilità allo stato puro. In questo caso il colore mi sembrerebbe artificiale - come il trucco. Questa purezza attrae l'osservatore in modo diretto. Il "bianco" puro della carta viene rotto da una quantità di luce e ombra che ne amplifica l'effetto spaziale. Le ombre variano in tutte le scale di grigio e si proiettano sui muri. Cosi i lavori si espandono nello spazio e si crea un dialogo tra la materia, la luce, l'ombra e lo spazio che è tutto altro che assenza di colore.
5. Recentemente hai realizzato una grandiosa e coinvolgente installazione presso la Conferenceroom di Francoforte, come è nato quel lavoro?
A.G
Fino ad oggi questo è forse la più libera traforazione. Si sviluppa dal muro al soffitto; dentro lo spazio. Inizialmente l'opera è larga solamente mezzo metro per poi arrivare a tre metri, quando è diventata nove metri di lunghezza. Per me è interessante lavorare in luoghi lavorativi. Si pone come una sfida, creare un'atmosfera speciale, cambiare lo spazio in modo positivo tramite una scultura.
Prima preparo i modelli in scala 1:10 per concepirne l'effetto spaziale. Per me è sempre sorprendente quanto si può già leggere in questi modelli i diversi fenomeni spaziali. I pezzi difficili, soprattutto quelli di 'transito', per esempio dal muro al soffitto, li costruisco in scala 1:5 e cosi provo tutte le posizioni possibili. Questi modelli servono anche come matrice per la costruzione in acciaio - i tubi piegati e i ganci.
E' sempre molto eccitante vedere i cambiamenti in sito. Solo li, i pezzi vengono assemblati e finalmente e definitamene armonizzati. Man mano la scultura cresce nello spazio e lo conquista.
CRISTINA MARINELLI
Traduzioni: Gudrun Strümpf De Felice, Dr. Lisa Hockemeyer. <- Home Angela Glajcar |
