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Testi Stampa / Texts:
LUNA Il Diaframma Kodak cultura | Ottobre 1991 E' sempre... solo luna C'è un che di indicibile nelle opere che - collocandosi alle frontiere estreme (si dice "sperimentali", et pour cause) delle esplorazioni del linguaggio, anche e forse particolarmente visivo - smentiscono i nostri canoni interpretativi nello stesso momento in cui vogliono indagare le possibilità'88 di espansione della visione, avvalendosi talvolta di ricerche sul segno e sulle sue modulazioni. Un che di indicibile, scrivevo, che - quanto poco corrivo si ri-vela alle nostre abitudini ed alle nostre consolidate richieste di rassicurazione - tanto "sgradevole" o comunque estraniate si mostra rispetto a criteri di lettura che tenderebbero comunque a ridurre tutto a parametri di immediata riconoscibilità. Perché siamo talmente abituati ad assumere la nostra esperienza pregressa come metro di misura che, nel momento in cui nulla in essa si rivela utile a farci comprendere qual-cosa di nuovo che abbiamo davanti, siamo presi da un senso di disagio per l'ulteriore sforzo che siamo costretti a compiere. E spesso la via d'uscita più comoda può apparire il rifiuto o la liquidazione. I lavori di Edoardo Romagnoli - che è certo difficile imparentare con esperienze precedenti (anche se richiamano, negli esiti, tutta la grande produzione del mosso "luministico", distaccandosene però per un certo più difficile maitrise della sorgente luminosa) si collocano certamente dentro questa serie di considerazioni. Assunta la faccia illuminata della luna come un "segno" di valenza quasi astratta (tanto più in quanto stagliata sul nero assoluto dello spazio notturno), Romagnoli inizia ad intessere il suo gioco di textures, di movimenti di sfuocature, attingendo a piene mani alla possibilità'88 dell'immaginario tecnologico che presiede - al di là della "idea" e quindi della volontà - alla formazione dell'immagine sul supporto chimico. Sulla pellicola si condensano, quindi, le suggestioni magiche di millenni di mitologia insieme con la rigorosissima casualità, delle leggi fisico-chimiche: ne nasce un precipitato di emozioni che - anche attraverso il dinamismo luminoso che trasfigura il segno - racchiude forse la sintesi in divenire della condizione e dell'esperienza umana. Lanfranco Colombo
ULIVI Berlino Caffè Aroma |14 Maggio Edoardo Romagnoli. L'ulivo Ulivo, simbolo di pace. Necessità estrema a questo mondo, traviato dalla guerra. E là giace a puntare l'obbiettivo verso l'alto Edoardo Romagnoli, che cerca sotto le fron-de che lo avvolgono lo sconosciuto nel domestico. ... La luce trascolora e si perde nel gioco inusitato delle ombre, si scontra contro il cielo, e l'ulivo mostra tutta la sua forza centenaria. Grande e possente agli occhi del mondo e del contadino, dà i suoi frutti in silenzio, scote la chioma al vento sulla collina e insieme ai suoi compagni vuole essere amato. Perdersi nella pace dell'ulivo è un bene che dovremmo apprezzar tutti, perdersi nel mormorio delle sue fronde e nel moto con cui scandisce il tempo. Un tempo naturale, che a noi non è più permesso. Ma se sappiamo ascoltare, almeno l'eco ci ritorna. Laura Quaglia
Immagini Fotopratica |2002 "... Edoardo Romagnoli sa affrontare i temi più diversi e qui si confronta con la natura con una grande semplicità e immediatezza, come giustamente sottolinea nella sua introduzione Gigliola Foschi... Questa ricerca sugli ulivi che parte dalla pianta analizzandone il fascino antico e l'inaccessibile antropomorfismo, si sofferma sulle foglie, sui fiori, sui frutti per poi approdare al frantoio che dell'ulivo è un'appendice sottointesa e indispensabile. Romagnoli usa la chiave descrittiva ma a questo non si ferma: talvolta si avvicina fino ai limiti della sfocatura, oppure muove la macchina ruotandola su se stessao, infine, gioca con le luci e le ombre. In tal modo le le forme lanceolate delle foglie si protendono verso le ombre da loro stesse create, la luce filtra attraverso i rami ma anche attraverso le reti stese per il raccolto, le cortecce sottolineano con le loro asprezze le posture assurde mimate dai tronchi." Roberto Mutti
'999 La Stampa | Ottobre 2000 Ultima notte a Londra Giovedì 5 ottobre dalle 18,30 alle 24 negli spazi della galleria Hobo, sarà presentata l'ultima creatura della collana editoriale «disegnodiverso» di Paola Gribaudo. Un libro fotografi-co, "'999", con immagini di Edoardo Romagnoli. Immagini in bianco e nero: 15 minuti sotto il Big Ben di Londra nell'ultima notte del 1999. Quindici minuti di un nuovo mondo accompagnati da una poesia scritta dalla figlia Costanza e un testo di Roberto Mutti. Immagini buie illuminate dalla luce dell'orologio e dai mille fuochi artificiali esplosi al battere della mezzanotte e dai primi 840 secondi del 2000 quando "la fotografia è li, in agguato, a cogliere quel momento che esiste perché, per una volta ci accorgiamo della sua esistenza". Il volume è stampato in '999 esemplari numerati di cui 99 accompagnati da una foto originale dell'autore.
CALENDARI Tutto Milano | Gennaio 2002 Un anno da vivere in volo AII'ombra dei calendari fotografici di dive e di-vette "per la prima vol-ta" nude (una moda che segna il tempo se pure il capostipite Pirelli ha preferito quest'anno costruire dei finti set per le modelle - vestite - fo-tografate da Peter Lindbergh), fiorisce una serie di iniziative editoriali che viaggiano contro-corrente in tutt'altra dimensio-ne e tendono al recupero del classico calendario che privile-gia le belle fotografie ... ... Più serio il tema proposto da Edoardo Romagnoli che anche quest'anno ha lavorato in bianconero per la Fondazione Orchestra Guido Can-telli (che distribuisce il calendario ai soci e ai simpatizzanti): il pro-dotto finale raccoglie immagini panorami-che, ma soprattutto sequenze di trittici e polittici che descrivo-no con eleganza l'atti-vità dell'orchestra sof-fermandosi sui parti-colari di esecutori, strumenti, partiture idealmente ricollegati all'immagine del direttore ... Roberto Mutti
La Repubblica | Gennaio 2004 Edoardo Romagnoli è un fotografo che lavora con attenzione e cura, realizza, progetti mirati e ama confrontarsi con diversi linguaggi, dal reportage alla ricerca, sempre facendo emergere l'attenzione per l'equilibrio della composizione. Quest'anno ha firmato un calendario - che ha riscosso molto successo - in cui compare una sintesi dei suoi molti anni di ricerca con dodici immagini molto eleganti stampate in un bel bianconero. Oggi nel suo studio di via Panizza 4 riceve quanti desiderano il calendario in omaggio, ne firma le copie, illustra il suo lavoro e parla della sua grande passione per la fotografia. Roberto Mutti
DOODLES Giugno, 1993 L'arte è invenzione e insieme manualità; è dunque la capacità fantasticaconiugata con la capacità operativa. Ma non esistono tecniche obbligatorie; l'artista utilizza quelle che meglio corrispondono al suo tipo di ricerca; o piega le tecniche in suo possesso ai fini individuti dalla sua immaginazione. L'uso della fotocopia non è nuovo nella sperimentazione artistica. Nuove sono però le modalità attuate da Edoardo Romagnoli e gli effetti che egli raggiunge con un gioco di ingrandimenti e sovrapposizioni. Partendo da piccoli disegni tracciati in modo spontaneamente automatico, quindi partendo più o meno da eventi casuali, Romagnoli piega i semplici tracciati di base a effetti complessi e preziosi: talché le fotocopie sono altrettanti pezzi unici che mimano i risultati di singole tecniche incisorie, specie dell'acquaforte. ottenendo una seri di immagini raffinate sia nel taglio compositivo sia nelle gradazioni timbriche del nero. Come dire che la la meccanica e l'elettrostatica, le quali nell'impiego corrente dei nuovi mezzi di riproduzione fotografica parrebbero essere ingovernabili dal punto di vista interpretativo, si rivelano, come tutti gli altri mezzi ed espedienti usati dagli artisti, potenzialmente docili alla sua fantasia; come dire che sono anch'essi mezzi al servizio della creatività. Quando c'è. Rossana Bossaglia
Vivi Milano | Giugno 1993 Creativo al telefono Una mano regge la cornetta del telefono, le parole scorrono a fiumi, e l'altra mano, armata di biro, scivola senza controllo sul bloc-notes a comporre improbabili disegnini senza filo logico, senza significato. Sono i doodles, scarabocchi realizzati mentre si pensa ad altro; Edoardo Romagnoli ha deciso di raccoglierli, ordinarli e reinterpretarli con la macchina fotocopiatrice. II risultato è sorprendente: tolti dal contesto della miniatura senza importanza, i disegnini assumono nel grande formato una dimensione astratta, affascinante e, come dice Rossana Bossaglia nella presentazione, "al servizio della creatività. Quando c'è" . I Doodles di Edoardo Romagnoli sono in mostra da "Arte e Altro". Denis Curti
STAZIONE CENTRALE La repubblica, ottobre 1999 Quattro scatti per Milano Per quanto Milano non sia considerata una città fotogenica, da sempre è entrata nell'obiettivo dei fotografi, perché il suo fascino discreto non può che attirare coloro che sanno scoprirne gli aspetti più intriganti. Molti grandi autori hanno documentato la realtà milanese, soffermandosi sui monumenti, usandola come sfondo di immagini di pubblicità e moda. Non stupisce quindi che in questo periodo siano programmate tre mostre che parlano di Milano da ottiche differenti ma complementari. Da Monica De Cardenas il tedesco Thomas Struth espone alcune fotografie di grande e grandissimo formato scattate nelle strade milanesi e al Duomo (...). Molto più legata alla fotografia classica è invece l'operazione che Vittorio Pescatori ha chiamato "Ritoccando Milano", proposta da Antonia Jannone (...). Anche Edoardo Romagnoli cerca altri paesaggi, altri panorami: la sua "Milano Centrale" è un esercizio di stile di grande rigore che rivela aspetti insoliti e affascinanti della costruzione di Stacchini. Tralasciando le visioni più monumentali e retoriche, Romagnoli coglie nelle sculture, nei particolari e soprattutto nelle strutture in ferro un elemento che sa esaltare con prospettive di un geometri-smo astratto che alludono all'antico orgoglio con cui si guar-davano le strutture in ferro qui come nella Parigi di Eiffel. Roberto Mutti |
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