
Grossetti Arte Contemporanea
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TERRA INCOGNITA: ITALY’S CERAMIC REVIVAL
The Hockemeyer Collection of 20th Century Italian Ceramic Art. 30 settembre - 20 dicembre 2009 Estorick Collection of Modern Italian Art - London
La Estorick Collection of Modern Italian Art è lieta di presentare la mostra Terra incognita: Italy’s Ceramic Revival, aperta al 39a Canonbury Square, London N1, dal 30 settembre al 20 dicembre 2009. Si tratta della prima esposizione dei pezzi della Hockemeyer Collection nel Regno Unito e si annuncia come una vera e propria rivelazione per tutti i cultori dell’arte moderna e gli amanti della ceramica. La Collezione Bernd e Eva Hockemeyer “Ceramiche italiane del XX secolo” è andata costituendosi nel corso degli ultimi venticinque anni come espressione dell’interesse di collezionisti per l’arte dell’area mediterranea – e particolarmente di quella italiana – dall’antichità a oggi. Seppur alcuni singoli pezzi della collezione siano già apparsi in mostre ed esposizioni, questa è la prima volta che l’esito di tale opera di raccolta è oggetto di una mostra in Inghilterra. È così esposta una selezione di circa cinquanta opere chiave, che vanno dalla fine degli anni Venti alla metà degli anni Ottanta, realizzate da ventitré tra i più famosi artisti e ceramisti italiani: scultori del calibro di Arturo Martini, Marino Marini, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Leoncillo Leonardi e Giuseppe Spagnulo; pittori come Roberto Crippa, Gianni Dova ed Emilio Scanavino; maestri ceramisti come Pietro Melandri, Guido Gambone, Marcello Fantoni, Pompeo Pianezzola e Carlo Zauli. Le opere esposte – sculture, piastre, vasi e piatti – ripercorrono e illustrano sessant’anni di evoluzione artistica della storia italiana tramite la lavorazione dell’argilla. La mostra presenta un’ampia ricchezza di ricerca di stili, idee e concezioni estetiche, rimarcate anche dalla diversità delle tecniche e delle dimensioni degli oggetti esposti: dalle terracotte ai lustri, dalle maioliche al grès spaziano dal piccolo lustro di Pietro Melandri (alto solo 10,7 cm) alla scultura sospesa in maiolica di 2,16 m realizzata da Salvatore Meli e presentata alla XXIX Biennale di Venezia nel 1958. La mostra prende il via dal frutto del lavoro degli scultori italiani più importanti della prima metà del Novecento: Marino Marini e Arturo Martini. Quest’ultimo venne rappresentato da lavori in terracotta all’esposizione fondamentale del 1949 XX Century Italian Art al MoMa di New York. La mostra presenta opere dello stesso periodo realizzate dal ceramista Pietro Melandri che, con una competenza tecnica assolutamente stupefacente, creò pezzi che vanno al contempo da prestigiose opere d’arte decorativa alla scultura, e che gli valsero il Gran Premio per la Scultura alla Esposizione Internazionale di Parigi del 1937. Un altro momento fondamentale per la storia della ceramica italiana La mostra comprende anche alcune opere dello scultore Leoncillo Leonardi, che documentano il suo passaggio dal periodo neo-cubista dei tardi anni Quaranta alla partecipazione all’esplosione dell’arte informale italiana, che doveva esercitare una considerevole influenza in Europa e in America. Il suo imponente San Sebastiano Bianco (1962) è di particolare impatto nella sua fusione dell’estetica informale con il ‘taglio’ – elemento centrale nella teoria estetica di Fontana nel ‘concetto spaziale’. Opere come queste occuparono una posizione di primissimo piano nella sua personale alla XXXIV Biennale di Venezia del 1968. Le opere di Fausto Melotti, amico di lunga data di Fontana, d’altra parte, riflettono un approccio scultoreo del tutto personale nei confronti della materia, che esplora i limiti tecnici del modellare l’argilla e dell’uso delle tecniche di smaltatura e cottura, nel tentativo di realizzare composizioni di carattere poetico-formale. L’esplosione del movimento dell’arte informale nell’Italia del dopoguerra è solo uno dei molti moti creativi che incoraggiarono la sperimentazione nell’arte ceramica tanto negli artisti quanto negli artigiani, rinnovando le forme dei tradizionali vasi e piatti, e la loro decorazione. Lo spazio di una delle gallerie è dedicato ad alcuni pezzi realizzati a partire dagli anni Cinquanta da ceramisti tra i quali Guido Gambone e Leandro Lega, i cui lavori furono fortemente ispirati dall’arte contemporanea italiana e internazionale. Di grande interesse sono le opere di Salvatore Meli e Giuseppe Civitelli, la cui astrazione pittorica riflette concezioni estetiche di gruppi come Forma 1 e Gruppo Origine, noti a livello internazionale attraverso i loro protagonisti principali: i pittori Pietro Dorazio e Giuseppe Capogrossi. In questa stessa sezione sono esposte le moderne interpretazioni del vaso oggetto di Marcello Fantoni, declinazioni di grande originalità, capaci di fondere le forme asimmetriche tipiche del periodo storico con elementi che ricordano la civiltà etrusca e altre culture primitive. Questa straordinaria selezione di opere dalla Collezione Hockemeyer illustra la grande confidenza con la matericità della terra che, nel periodo tra le due guerre e nel secondo dopoguerra, contraddistingue il panorama artistico italiano rispetto a quello coevo di altri Paesi europei. Nel momento in cui molti artisti contemporanei usano l’argilla come mezzo espressivo per forzare i confini delle categorie accademiche tra arte, artigianato e design, la mostra rappresenta una rivalutazione, da tempo dovuta, dell’arte ceramica italiana del XX secolo, che si può dire si contraddistingua per la simbiosi tra arti maggiori e arti decorative. |
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