Grossetti Arte Contemporanea


Daniele Nitti Sotres

Intervista / interview


PAROLE SULLA TELA

DANIELE NITTI SOTRES:
PENSARE LO SPAZlO

di Chiara Carolei

La prima opera che Daniele Nitti Sotres mi mostra quando entro nel suo studio è un
grande cerchio parietale composto da pezzi di marmo di Carrara e ferro. II titolo è a metà tra I' omaggio e il desiderio di creare una distanza, con ironia, dal grande land-
artista Richard Long: Germogli - a circle, is not so long.
I 'germogli' spostano subito l’ oggettività del marmo {e del materiale-pietra più in generaIe} in una direzione di vitalità propria che successivamente I'artista preferirà chiamare 'spirito’. La geometria, Seppur mai ostentata, accompagna tutti i lavori di Nitti Sotres, che nella pietra e nel ferro ha trovato i propri materiali elettivi.

Gli aspetti che mi interessano di questi materiali sono le capacità e le potenzialità
che possiedono. La pietra è il materiale della scultura per antonomasia, è un materiale meraviglioso soprattutto per la varietà di tipologie, per le differenti colorazioni, texture, peso specifico, resistenze, reperibilità.
La pietra è scheggia del nostro mondo, porta in sé un proprio spirito legato alle
radici del luogo da cui proviene, è una sorta di frammento di 'genius loci', e per capirlo basta tenere tra le mani due pietre differenti e ascoltare le proprie sensazioni.
II ferro, invece, lo utilizzo per costruire le mie geometrie, e non esiste materiale più
adatto proprio per le sue uniche proprietà, e se faccio scultura è anche per la fascinazione che subisco dal ferro.

Impossibile, a questo punto, non pensare al grande scultore spagnolo Eduardo Chillida, grazie al quale hai scoperto I' amore per la scultura, e per il mestiere dello scultore...

I punti di interesse che ho riscontrato nel lavoro di Chillida sono molteplici, ma ciò
che l'incontro con il suo lavoro mi ha comunicato inizialmente è stata una grande
emozione. La capacità e la conoscenza tecnica, unite a una notevole visionarietà nell'utilizzo del ferro, mi hanno aiutato a capire che per fare scultura bisogna andare
oltre, oltre la figurazione {in Italia è tuttora predominante una cultura della scultura
quasi rinascimentale, I'ho riscontrato anche nella scuola}, oltre gli schemi stantii e obsoleti, e che per farlo non bisogna per forza scegliere dei materiali 'nuovi'.

La tua scelta, proprio come in Chillida, va tutta in direzione del materiale piuttosto che
della materia. Questo significa, forse, mettersi un po' da parte e far parlare "I'oggetto dell’opera", che sia il ferro o la pietra, tastandone magari le potenzialità espressive e costruttive. Quale pensi sia in questo senso il tuo margine di intervento? E come si sposa questa scelta con la natura stessa della scultura, che prevede un contatto fisico diretto tra l’artista e la materia?

La mia ricerca scultorea si basa su tre elementi plastici: Materia {Massa}, Struttura
{Costruzione}, Vuoto (Aria). Cerco un costante dialogo tra questi elementi che sono in effetti i cardini entro cui si muove tutta la scultura, da quella preistorica a oggi. In molti dei miei lavori {come le Esosculture} iI mio intervento sulla massa è minimo se non completamente assente, ma è la volontà specifica di utilizzare una materia naturale-casuale' che si contrappone a una costruzione 'geometrica - pensata'. In altri lavori (come in Respiri di Volterra) la materia è in parte lavorata, ma si tratta di scarti di lavorazione e quindi ancora una volta il mio intervento è assolutamente minimo, questo per la volontà precisa di trarre interesse plastico da pezzi di alabastro {un materiale 'di valore' rispetto alle pietre che utilizzo nelle Esosculture} che instaura un rapporto differente nell'assemblaggio scultoreo. In altri progetti pensati su grande scala (come Dialogo Orizzontale) la materia-massa è progettata e lavorata, e ciò dipende da questioni anche di reperibilità del materiale, ma soprattutto è nel mio interesse sperimentare tutte le possibilità di sviluppo di questa ricerca. Parto dai tre elementi cardine, che si riducono nel mio lavoro a: Pietra - Ferro - Aria, e di questi cerco di analizzare tutte le possibilità. E più li approfondisco, più mi si aprono possibilità di intervento.

Ogni angolo dello studio di Nitti Sotres parla del rapporto esclusivo che intercorre tra
l’artista e le sue opere. anche quando queste sono ancora solo embrioni: pezzi di pietra e di ferro che sembra conoscere uno a uno. Mentre mi mostra alcune 'schegge' di alabastro per farmene ammirare la bellezza, penso che non mi stupirei se a ogni pezzo avesse dato un nome. L’intimità che lo lega a tutta questa materia solo apparentemente contrasta con la complessa strutturazione che è alla base di ogni opera e che erroneamente potrebbe essere percepita come distanza. Penso a queste pietre come a uova che vengono covate finché si schiudono per diventare uccellini , che una volta nutriti vengono lasciati all'immensa solitudine della liberta. Una volta finite, le opere di Nitti Sotres si muovono nello spazio in completa autonomia, forti delle cure che hanno ricevuto precedentemente. Un amore, quello che l'artista ha sviluppato nei confronti della scultura, che è tutt'altro che cieco. Mentre parliamo, mi mostra alcuni fascicoli nei quali ha raccolto le fotografie di tutti i suoi lavori in maniera meticolosa. Ognuno è fotografato da tre diversi punti di vista. Ma, a sorpresa, l’intento non è quello di restituire la spazialità delle opere...

La fotografia è un medium che utilizzo per documentare il mio lavoro, visto che la scultura tra i tanti pregi-difetti che ha, è anche scomoda da trasportare. La bidimensionalità della fotografia mi affascina, e siccome la scultura riportata su due dimensioni perde notevolmente di senso, ho deciso di sfruttare questo aspetto. Come nelle mie carte-dipinti, cerco di approfondire alcuni aspetti di ricerca (prima), nel fotografare il mio lavoro (dopo), cercando di valorizzare determinate visioni delle opere fino a ridurle quasi a segni nello spazio. Diciamo che la fotografia la utilizzo come una sorta di ricerca bidimensionale di post-produzione che mi aiuta a riflettere e a capire meglio determinati 'passaggi' estrapolati dall' opera.

Il tuo legame con la struttura disegnativa (e quindi bidimensionale) in effetti è molto
forte, e questo immagino derivi anche dalla tua formazione, che come mi hai raccontato è stata molto varia...

In realtà non ho abbandonato completamente la pittura, poiché dipingo ancora tavole che intitolo Metaprogetti e che mi servono per approfondire alcuni aspetti della mia ricerca plastica. Oggi posso dirti con convinzione che la pittura ha fatto parte della mia formazione ed è parte integrante delle mie ricognizioni scultoree. Di certo è cambiato il mio modo di utilizzare il medium, oggi è strettamente di supporto, e proprio per questo quando qualcuno mi dice che sono anche pittore ci tengo a dire che non mi reputo minimamente 'anche pittore'. lo sono scultore e basta. La pittura è per me uno strumento aggiuntivo e subordinato. Ho sempre disegnato e dipinto nel mio percorso, nel 1998 i miei dipinti hanno cominciato ad andare oltre le due dimensioni, e acquisendo la terza mi hanno portato gradualmente alla scultura. Sono partito dal foglio-tela, ho cominciato ad applicarvi e inserirvi cartone, poi lamiere, poi sono passato all'utilizzo di lastre di vari metalli, poi ho cominciato a dipingere sulle pietre, poi ho smesso di dipingere le pietre e a provare a dipingere strutture che sostenevano le pietre e tutt'oggi sperimento vernici e trattamenti che modificano, variano o trasformano il metallo.
In effetti non ho abbandonato l'arte bidimensionale, ma lavorare su due dimensioni
non mi basta, non faccio ricerca pittorica, ma ricerca plastica utilizzando una geometria che bidimensionalmente può trovare risposte solo parziali.

Nel tuo lavoro la struttura ha un carattere di primaria importanza, ma la scelta dei
materiali e il rapporto che si instaura tra te e questi creano un grosso divario tra
il tuo lavoro e quello degli artisti del Minimalismo storico. Ci sono, però, anche
dei punti d'incontro ...

Il Minimalismo ha avuto un'importanza notevole nello sviluppo della scultura. Gli
aspetti che mi hanno affascinato sono riconducibili tutti alla questione geometrica,
nell'accezione prima del termine, ossia di 'misurazione della terra'. Nel mio lavoro,
il disegno nello spazio o la misurazione dello spazio svolgono un ruolo primario.
Chiaramente i materiali che utilizzo non sono minimali, e non vogliono diventarlo:
ciò che mi interessa è creare un dialogo, una tensione trattenuta, un rapporto tra peso materico e vuoto aereo. Anche i metodi e le tecniche che utilizzo si scostano dalle volontà Minimal.

La pietra è il punto di partenza di ogni tua opera, il 'centro' per così dire. Nel risultato
finale, però, nonostante questa focalizzazione si intuisca, rimane un forte equilibrio con il resto della composizione.

Il concetto di armonia è molto importante. Il mio lavoro scultoreo è basato su un concetto che oggi come oggi in scultura sembra svuotato di significati, ovvero l'idea di proporzioni, non parlo di proporzioni alla Fidia o alla Lisippo, ma di proporzioni che derivano dall'interno dell'opera e non dall'esterno. Quando prendo una pietra e inizio a lavorarci comincio sempre misurandola e cercando di capirne forma e andamento.
Essendo il nucleo generatore, è da lì che tutto parte e di progetto in progetto compongo e scompongo quelle misure nello sviluppo dell' opera.

In questo equilibrio, come comunicano lo spazio ' interno ' all'opera e quello esterno?

Grazie all'aria. La mia è una scultura 'aperta e passante', che permette di perforarla
anche solo con gli occhi, ma che allo stesso tempo sfugge all'ingabbiamento mentale dell'osservatore, moltiplicando i punti di vista.

E l'esigenza di sviluppare una scultura da parete, da dove è nata?

Le sculture da parete nascono per sviluppare l'aspetto 'sospensivo' del mio lavoro.
E’ una modalità di intervento parallela, mi interessa perché porta con sé delle problematiche differenti e sviluppando le conduce a risultati interessanti. Nelle sculture da parete si può lavorare in modo differente, direi più diretto sulle ombre portate. Inoltre non posso nascondere che nascano anche da uno studio dei Controrilievi di Tatlin.

Scherzando dicevi che il problema della scultura è il fatto di essere ingombrante!
Mi torna sempre alla mente Arturo Martini, che sentì tutto il peso della terza dimensione come limitazione dell'evoluzione della scultura. Credi ciò sia vero? l tempi di evoluzione del linguaggio scultoreo sono più lenti rispetto a quello pittorico? E oggi, pittura e scultura come procedono da questo punto di vista?

La bellezza della scultura sta nel suo svolgimento nello spazio, quindi il suo bello è
anche il suo limite. La scultura, in linea di massima, è più lenta da realizzare. Forse la pittura può essere più 'diretta', ma non credo che quest'ultima sia più veloce e l'altra più lenta, penso che entrambe siano 'evolutivamente' complesse.

Pensi che oggi il lavoro di un artista possa avere un ruolo anche sociale? Di riuscire cioè a uscire dai confini prettamente artistici?

Questa è una domanda complessa! ti chiedo solo una cosa: la 'grande' arte è un fatto oggi più che mai economico, il fattore economico in che modo può diventare un fattore sociale?

Daniele Nitti Sotres è nato a Milano nel 1977. Espone con la galleria Grossetti di Milano.



 
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