Walter Cascio

 

UN'ORIGINE PLURALE

di Giovanni Maria Accame

E' un gruppo consistente di sagome scure quello che mi appare entrando nello studio di Cascio.
Un affollarsi di forme che dichiarano immediatamente la pluralità dell'idea che le ha originate, modificandole poi costantemente nelle infinite possibilità della loro traduzione concreta. Moltiplicate, insistite, incalzanti, aggiungono alla loro già notevole forza individuale un ulteriore impulso.
Vedere le opere nello studio è sempre un'emozione, ma anche una fonte di suggerimenti, di letture che non sempre si ritrovano in galleria.
La distesa di questi oggetti, così come mi è apparsa, comprende due pareti e costringe chi guarda a continue correzioni prospettiche, altalenanti in rapporto alle dimensioni dei lavori. I più piccoli, disseminati qua e là tra le forme di più grandi dimensioni, sembrano trovarsi ancora lontano, in un lungo percorso di avvicinamento,
Potendo racchiudere tutte le opere in un solo sguardo e riuscendo agevolmente a confrontarle, ci si rende conto più velocemente di come la somiglianza sia generatrice di differenze. Prima di tutto le sagomature ,more e/ Pensate nella concatenazione di più elementi, determinano la loro unione con lievi accostamenti agli angoli, adiacenze lungo i lati o più profonde compenetrazioni. In alcuni casi l'articolazione si allunga sospinta da un andamento ritmato, altre volte è raccolta, come se una contrazione avesse imposto un accentramento di forze. Il loro disporsi sulla parete, come accade spesso con le opere di Walter Cascio, non è immodifìcabile, è anzi mobile, legato non tanto alla propria forma, ma alla situazione dello spazio e del suo assetto, Gli oggetti sono suscettibili di differenti posizionamenti, perché qui le forme sono importanti, ma lo sono ancora di più i loro rapporti, questo senso del lavoro, come vedremo più avanti, non è legato solo all'idea dinamica e istantaneamente evolutiva che distingue l'artista, ma ha anche un rapporto con il concetto di vuoto come contenitore di ogni possibilità.
Queste opere si presentano come figure astratte ricche di suggestione. Non deve ingannare l'apparente severità, la minimalità formale. Il meno è il più, diceva Mies van der Rohe. Anche l'oscurità delle superfici ottenuta con carboni resi straordinariamente p ittorici da stesure a pennello, rivela una ricchezza di intensità differenti. Intensità che permettono e suggeriscono la percezione dell'oggettualità delle sagome e la loro contemporanea leggerezza. Con intelligenza artistica Walter Cascio ha qui ripensato a quasi un secolo di storia dell'arte. Quella storia che da Malevich a Reinhardt, da Ryman a Knoebel estende fino alle esperienze che lo coinvolgono direttamente. Conoscendo l'artista da lungo tempo, mi è agevole poi ritrovare anche i collegamenti con tutto il suo lavoro passato, fino agli anni di poco successivi all'Accademia, in particolare quella caratteristica prima concettuale e poi costruttiva di procedere per moduli, su più piani di sviluppo co diverse tipologie tecniche e materiali.
A conferma di quanto detto agli oggetti si affiancano le carte intelate solo apparentemente centrate su un esperienza versa dalle sagome, in realtà convergono nella medesima riflessione sulla concatenazione, sovrapposizione, generazione di forme dalle forme.
Sulla tela l'immersione nei rapporti strutturai, e spaziali si fa più lieve come immagine e più classica come concezione. Sembra di vedere tracce del pensiero , impronte di una configurazione solo concepita ma non materialmente costruita. Le delicate stesure di carboncino mettono continuaente , in primo piano la presenza determinante del vuoto . Un vuoto che precede e contiene tutti gli eventi e che, mi sembra l'indicazione di queste tele, rimane anche in ciò che accade E' una delle singolarità che qualificano il lavoro attuale la conservazione, anche nel pieno della forma, di una forte memoria del vuoto.
Quasi un omaggio al taoismo, che ha tra i suoi maggiori insegnamenti proprio la considerazione del nulla come origine di ogni accadimento e parte costitutiva dell'essere.
Seguendo questa traccia, emerge con maggiore evidenza lo stretto legame tra le varie esperienze che Cascio porta avanti indipendentemente dalla tipologia delle opere. La sagomatura che esegue l'artista per ricavare i suoi lavori oggettuali, inizia propriamente con il disegno di una figura estratta da uno spazio indeterminato, ricavata da un nulla che poi si materializza nel supporto. Gli oggetti, come già avevo accennato, trattengono il vuoto da cui provengono, lo rendono attivo, evocativo, espressione non secondaria della loro presenza. Allo stesso modo si articolano le strutture a carboncino su carta intelata. Egualmente affermano la necessità del vuoto e doppiamente lo conservano al proprio interno, nella forma e nella trasparenza, Un orizzonte a cui guardare e in cui essere guardati.
Tornando alla mia visita nello studio alla grande quantità di lavori che lo affollano, voglio ricordare anche le aste che spesso si accompagnano agli altri pezzi. Una specie di metri per misurazioni indeterminate. Connessioni visive per proporzioni illusorie. Confini di una dimensione che non vuole essere confinata. Solitamente esili e dipinti in bianco e nero, ne osservo tre di dimensioni eccezionali. Sono ancora in legno grezzo e Walter mi dice che è incerto se esporli aderenti ala parte, appena sollevati dal pavimento o invece leggermente inclinati e appoggiati al muro.
Se li esporrà diverranno una presenza forte, molto diversa dagli originali metri sottili e leggeri.
Mi ha colpito la trasformazione conseguente al salto dimensionale, è ancora però una conferma di quell'andamento inquieto, sempre suscettibile di mutamenti cha l'artista ha nei confronti del proprio lavoro.
Un lavoro che nasce da una continua concentrazione, dalla capacità di immaginare intuitivamente il divenire concreto oggetti anche senza la loro presenza. Dargli un senso che ne determina la particolarità, il carattere soggettivo del vivere un'esperienza, Questo ci permette, trovandoci di fronte alle opere di Cascio, di avvertire immediatamente il loro essere un accadimento e non la copia di qualcosa che accade. Trovarsi nello stesso spazio e nello stesso tempo apre una
condizione di possibilità dove le idee e le cose divengono azioni. Dove interno ed esterno, opera e al di là dell'opera, si ridefiniscono e scambiano in un continuo processo,prospettando il divenire di una realtà molteplice, precostituita, generata dall'incontro con pluralità che è all'origine di questo lavoro e ogni sua singola figura.


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