Livio Marzot - Testi

Nato nel 1934 a Induno Olona, Italia

Perchè, in questi ultimi anni alcuni pittori nuovi tendono, con particolare predilezione, ad abbandonare i colori a olio, o addirittura le tele, per usare materiali più vicini alle moderne industrie, sviluppando così la « pittura-og-getto »? Che cosa è dunque questa « pittura-oggetto »? Già Lucio Fontana, coi suoi strappi e tagli sulle tele, aveva in Italia, fin dall'immediato dopoguerra, superato i generi di pittura e scultura: il suo era un segno-gesto, nel clima, da lui stesso creato, dello Spazialismo, ma il quadro acquistava nuovo valore di oggetto e la superficie, anche se tagliata o bucata, risultava alla fine più nitida. Certamente gli assemblages di origine dadaista, ma in maggiore sviluppo nella Pop-art, hanno fatto sentire il fasci-no di nuove materie in rilievo: la pittura è diventata sempre più oggetto, ma non soltanto nel campo della figura-zione che contamina vita e arte, cioè della Pop-art stessa; è diventata oggetto anche nello sviluppo di tendenze più spaziali o astratte. A volte è come un ritorno totemico: l'oggetto colorato sembra imporsi con effetti magici. Altre vol-te però è un bisogno di usare materiali inediti, acri, non facilmente pittoricistici: ed anche una necessità di ridur-re alla purezza più essenziale la pittura. E' così che le strutture plastiche primarie fanno tutta una cosa con la pit-tura-oggetto: o almeno, diventano due aspetti di una ricerca che ha radici comuni. Infatti le recenti composizioni di Marzot, a cui è giunto con conseguente, interiore sviluppo di linguaggio, sono in sostanza strutturali, ma tendono alle superfici. Mi colpì, al Museo di Arte Moderna di Torino, la sua « Superficie bianca », esposta la scorsa primavera, in occasione della mostra del « Museo sperimentale »: tra le altre opere di giovani, si distingueva per il nitore della concezione e la presenza espressiva. Questa dell'arte come presenza è una idea a cui sono giunto ormai da anni, e che mi convince sempre di più: l'opera d'arte vera si impone nella sua totalità come essere vivo, come presenza necessaria, e fa intuire ciò che non è detto esternamente. Presenza vuol dire dunque vita interiore, necessità di linguaggio, superamento del gusto: e in genere implica rigore di metodo, ritmo interno, tensione chiusa (come negli esempi diversi di Juan Gris, di Malevic, di Mondrian, di Klee). Marzot, in queste sue recenti composizioni, che si possono anche chiamare « strutture pittoriche primarie », rag-giunge un ritmo largo con pochissimi mezzi espressivi, elementari: dove la curva, anche negli incontri, suggerisce l'idea dell'origine, dell'infinito, in superfici cromatiche nette. Dopo varie ricerche sperimentali, questo linguaggio di Marzot è un punto di arrivo e anche l'inizio, per altre for me primarie: è sempre un linguaggio da seguire con la mas-sima attenzione critica, perchè certamente Marzot è tra i più rigorosi e seri pittori delle nuove generazioni.

Guido Ballo

 

La fiducia ritrovata

Quando ho conosciuto Marzot, all'incirca venticinque anni fa, i quadri che dipingeva non avevano un riferimento diverso da quelli che dipinge oggi: erano quadri di natura. Ben diverso tuttavia appariva il modo del suo dipingere e di come egli guardava il mondo a cui rivolgeva il suo interesse. C'era una sorta d'inconfessata timidezza nelle sue immagini. Allora qualcuno poteva anche pensare che il suo modo di esprimere il proprio rapporto con la realtà dipendesse da una precisa scelta stilistica, da una decisione maturata attraverso una circostanziata coscienza poetica dei problemi. Nella sostanza tuttavia non era così. Il suo disegno era incerto perché incerta era la sua visione, il suo modo di concepire le cose. Nella verità della sua ispirazione egli, infatti, non intendeva enunciare con sicurezza ciò che invece, dentro di lui, era insicuro. Le sue immagini avevano così, di conseguenza, un che di esitante, di articolato con intima perplessità. E anche il colore obbediva alla medesima indecisione. Il pregio di quei lontani dipinti era insomma costituito dalla loro disarmante innocenza, dalla sincerità di un artista che in nessuna maniera voleva apparire ciò che non era, dichiarandosi un artista senza astuzie e malizie formali. È così che io ricordo quel primo Marzot. Certo, la sua vicenda si è pure andata complicando, perseguendo in seguito anche altre tracce dispersive, ma quel primo periodo, a mio avviso, può senz'altro offrire una chiave sicura per interpretare la strada che poi egli ha percorso e le opere che oggi ci presenta. Ce cosa è dunque accaduto in questi anni, che sembra averlo così profondamente cambiato? Indubbiamente il suo percorso è stato un modo per rimontare incertezze e perplessità, per recuperare conoscenza e tecnica, per giungere a superare gli innumerevoli sofismi celebrati dai vari sperimentalismi. Quando oggi guardo i suoi quadri, non posso fare a meno di pensare a quello che diceva qualche anno fa Claude Levi-Stauss. È una citazione che vale davvero la pena di riportare. Diceva: "Se volessi predire ciò che potrebbe essere la pittura di domani, annuncerei una pittura aneddotica e superlativamente figurativa, che al posto di rifiutare il nostro mondo oggettivo, il quale dopotutto è il solo ad interessarci in quanto uomini; oppure d'accettarlo benché tutt'altro che soddisfacente peri i sensi o per lo spirito; sia una pittura capace, con l'applicazione della tecnica più tradizionale, di ricostruire intorno a me un universo più vivibile". Ecco: oggi Marzot dipinge paesaggi, uccelli, nature morte. Si è liberato di ogni complesso, persuaso che l'inizio della nostra salvezza è in una grande riconciliazione con il nostro destino terrestre. L'occhio non ha più pregiudizi, s'allarga intorno, cerca l'orizzonte, il cielo, le nuvole; cerca i canali, le siepi, gli alberi e le erbe; cerca il silenzio, lo stupore, l'incanto. La pittura è calma e distesa, evocatrice di suggestioni segrete, mentre il colore, contrastando ogni facile parossismo, distribuisce accenti di luce e morbide ombre all'interno di una misura che è segno di un governo sensibile dell'intera composizione. La perizia, che in questi anni è andata esercitandosi in ripetute prove, resta assorbita nel generale tessuto di ogni opera, senza bisogno di ostentare i propri meriti esibendosi in giochi di bravura. È questo la sua garanzia, che sa accordare ogni momento creativo in funzione dell'esito finale che illumina l'opera di un'uguale luce espressiva. Sono dunque questi i quadri che Marzot, già da qualche tempo, dipinge, i quadri che adesso egli espone. C'è in essi una grazia, un ascoso fervore, una limpida trasparenza, che ne fa un evento confortante: il segno di una fiducia che rinasce, come la Fenice, dalle ceneri di tanto disperato e inutile cercare.

Mario De Micheli

 

Oltre la presunzione

Oltre alla presunzione di esibire questi miei modesti risultati, spero mi si vorrà perdonare anche quella di aggiungere queste poche righe per tentare di chiarire, per coloro che ne avessero memoria, quello che è stato il senso del mio lavoro negli anni all'incirca dal '66 al '76, in rapporto a quello attuale. Per non addentrarmi in analisi aldisopra della mia capacità intellettiva e di sopportazione di chi legge, solo questo: fu necessario. Per lacerare lo schermo di convenzioni teso tra i nostri occhi e le cose, fu necessario partecipare al processo di auto-analisi e auto-digestione del linguaggio dell'arte, fino alle sue estreme, pericolose conseguenze. Il paradiso dell'apparenza non si svela se non a chi, coscientemente o no, è disceso fino al fondo dell'inferno della smaterializzazione (del linguaggio). Coloro che si erano fermati alla prima apparenza vagano in un limbo larvale di sterili scorie impermeabili alla luce. L'apparenza ritrovata risplende della luce interna della verità totale. Questa nuova realtà che, con la pittura, si è cercato quì di inseguire ha, come qualità predominante, la sospensione del tempo.

Livio Marzot

Antonella Zazzera - Testi

Nasce a Todi ( Perugia ) nel 1976, dove vive e lavora

 L’opera d’arte è l’artista

“Armonica compenetrazione di luce genera cromatismi arcani…

Segnotraccie, Verità Motrici dell’Unicità, plasmano e rivelano Forme  Primarie.

Corpi segreti contengono forze in continua rigenerazione…”

Dalla luce nasce e si materializza “Armonico”. “Formanonforma” incontaminata, pura, spontanea che contiene l’essenza, l’origine, l’istante della formazione… Piani generati in rapporto armonico con lo spazio che li contiene, così che il luogo diviene ventre materno. Vibrazioni dinamiche, trasmutazioni… “Segnotracce” sedimentano scandite dalle ritmiche - spaziotemporali dell’artista. Adiacenze curve, in cui l’essere riscopre la propria dimensione: l’Uomo è Natura – la Curva è Natura – la Realtà archetipale dell’Essere è la Curva…

Verso la ricostruzione della Forma essenziale che contiene la rivelazione della vera dimensione dell’Essere. Luci, ombre, colori, riflessioni, giustapposizioni, animano le forme sinuose. Stati e rapporti mutevoli, cromatismi, originati dalle variazioni temporali della luce.

Turbinii dinamici, vibrante materia, energia… generano movimento…vivificano “Armonico”. Linee di forza si estendono nello spazio. Il filo diviene elemento costruttivo del mistero formale. I segni prendono corpo, si animano in un intreccio armonico che da origine ad un corpo unico in se e unico in tutto, composto da quella trama sedimentata, che cela e nello stesso tempo rivela la natura di “Armonico”.

Antonella Zazzera

Ottobre 2005

 

Armonici

Il filo di rame di differenti colori e spessore è l’elemento unico che, abbinato alla luce, costituisce i lavori più recenti di Antonella Zazzera: gli “Armonici”. Queste sculture, strutture complesse che trovano sistemazione tanto a terra quanto a parete e che recentemente sono state adagiate anche sull’acqua, sono costituite da incommensurabili sedimentazioni di filo del più noto tra i conduttori di energia. Il legame di queste sculture dalle forme primarie, naturali e in stretta relazione con il corpo dell’artista tanto da assumerne le proporzioni, con una certa pittura è palese; con quella di Segantini, di Balla o di Dorazio per esempio, tanto che la loro superficie ci appare come un campo di forze che si aggregano e si respingono come le pennellate in una tela divisionista. Nel loro lento, analitico e sistematico prodursi, queste morbide trame sono distinte e disegnate da zone di respiro e da altre di massima saturazione che suggeriscono la possibilità di spazi altri interni all’opera, anfratti inesplorabili in cui l’unica presenza ipotizzabile e palpabile è quella della luce. Una luce che nutre il corpo dell’opera e che lo rende vivo, vestendolo di una apparente fragilità e di discreto clamore. Una luce che esalta e rileva linee di forza, tesse forme e plasma strutture cangianti, mutevoli e infuocate. Una luce che il filo di rame assorbe, trattiene e sprigiona generando ritmiche cromatiche, interferenze e vibrazioni che minano l’apparente quiete che domina le superfici degli “Armonici”.

Federico Sardella

 

 

Armonica compenetrazione di luce

genera cromatismi arcani…

“Segnotracce”, Verità Motrici dell’Unicità,

plasmano e rivelano forme primarie.

Corpi segreti

contengono forze in continua rigenerazione.

Passaggi vetronitici si animano all’esterno, si materializzano.

Trasmutazioni,

essenzialità inesplorate

in Atto di creazione.

 

 Antonella Zazzera 2004

 

Madre Matrice

Unità concepita nella filtrazione energetica

delle forze cosmiche.

Assimilazione delle essenze vitali;

l’ io e tutto intorno all’io.

Sudario attivo della potenza corporale,

del nostro essere.

“Sindone” sacra d’ogni elemento negli elementi,

l’io, passaggi trasmutativi.

Potenza nella volontà singolare,

attività vibrante, pulsante;

Attività eterna.

Microcosmo elevato al tutto divenire,

alla Trasformazione…. in “alta tensione”.

Il pensiero è potenza, nucleo attrattivo.

Pensieri incessanti in atto di creazione,

attraggono forze corrispondenti.

Intuizione,

l’Assoluto condensato nel punto curvo,

nell’Armonico istante,

nel contatto delle essenze.

Energia… in continuo divenire:

Esistere.

 

Antonella Zazzera 2001

Sergio Ragalzi - Testi

Nato a Torino nel 1951. Vive e lavora a San Giusto Canavese ( Torino ).

Genetica 2093

La nostra percezione del futuro

La nostra percezione del futuro - dico di noi umani nati nella seconda parte di questo secolo ed in procinto di affacciarci al terzo miliennio - comincia quando eravamo bambini e ci parlavano di conquiste spaziali, di una nuova cavaicata neil'ignoto e nel blu dei cielo. Erano ormai passati gli anni della bomba e del terrore atomico: le immagini indelebili del fungo sopra Hiroshima, dei cadaveri immobilizzati come a Pompei sembravano a poco a poco svanire nella nostra memoria di uomini nuovi, pronti alla pace e alla tolleranza, eppure rimanevano come un'icona a perpetua memoria di ciò che altri, peggiori di noi, erano stati capace di fare. Sono passati poco più di trent'anni da quando tre astronauti sbarcarono sulla luna e da quando in 2001 Odissea nello spazio del mai troppo rimpianto Stanley Kubrick un monolito nuotava nell'immensa oscurità aerea svelando al suo interno un piccolo feto, una sequenza filmica straordinaria a riassumere la voglia di ricominciare con noi, noi umani, saldamente al centro dello spazio. Lo spazio come elemento da superare, da oltrepassare, da guardare con altri occhi, magari cercando un dio proprio li.

La cultura e l'arte parlano di questa tensione: per Lucio Fontana l'opera è un " Concetto spaziaie ", l'attraversamento di un'identità certa ad affrontare l'ignoto abbattendo le paure ancestrali. Eppure, nonostante i dubbi e gli incubi notturni, tutto sembrava trasmettere un messaggio positivo, una grande fiducia nel futuro che si immaginava migliore del presente, anche nei cartoni animati per ragazzi - i Pronipoti con le loro auto trasparenti e i vestiti simili a quelli che oggi indossa Mariko Mori - o nei programmi tv di vasto intrattenimento popolare - al Festival di Sanremo Dalida cantava Nel 2023 di un domani felice che però non avrebbe mai visto. È proprio vero: noi umani non siamo proprio capaci di resistere.

Ad un certo punto è ricominciata la degenerazione, ci è tornato dentro un morbo di inquietudine sempre più insinuante che ci suggeriva giorno per giorno che non sarebbe stato così facile gestire in armonia nè il presente nè il futuro. Le lacerazioni subite non se ne andavano nonostante tutte le buone intenzioni: per una vita Alberto Burri le ha descritte con impietoso senso del realismo mescolato ad una poesia altissima con bruciature di legni e plastiche, sacchi stracciati, buchi neri che non andavano da nessuna parte. La degenerazione di noi umani, incapaci di trovare dio, si traduce nei nostri doppi, gli ultracorpi provienienti da chissà dove a minacciare l'esistenza, a prendere loro il nostro posto, uguali a noi eppure diversi (si vedano il mitico film di Don Siegel del lontano I956 ma anche le opere realizzate insieme da Enrico Bai e Piero Manzoni nel 1958, prima del definitivo addio di ques'ultimo al gruppo Nucleare). Con la tecnologia l'ultracorpo si trasforma in alieno dotato di forza distruttiva, macchina invincibile perchè partorita dall'uomo stesso a cui è sfuggita di mano la possibilità di riprodursi per il bene, come accadde al vecchio dottor Frankenstein.

Fino all'atto finale, la clonazione perfetta, la replica esatta e mostruosa, la manipolazione genetica, la predeterminazione dei caratteri, Blade Runner nel romanzo di Philip Dick e nel successivo film di Ridley Scott. E allora ci si comincia a chiede da che Sergio Ragalzi si è posto re: dov'è l'uomo? è una doman-fin dai primi anni '80, quegl'anni così leggeri- e spensierati prima dell'ultima caduta, per dirlo con Nanni Balestrini - " i magnifici anni '80 incensati da tutti gli alberoni/gli anni di merda insinuano i maldicenti gli anni/della restaurazione dell'opportunismo del cinismo/con tanti soldi cocaina fotomodelle per chi ci sta/eroina e muccioli per chi proprio non ci sta/e tv spazzatura per rincoglionirci tutti quanti/gli anni culturalmente più vuoti e squallidi del secolo/in cui nugoli di intellettuali collaborazionisti/ ben lottizzati e benissimo pagati ci rifilavano le meraviglie dell'effimero e del postmoderno".

Allora erano gli splendidi Relitti sessuali a segnare gli esordi di Sergio Ragalzi all'Attico di Fabio Sargentini, Roma 1984, e mi ricordo di quei giganteschi quadri, sagome piatte, bruciate alle quali non restava più nulla se non una semplice identità maschile o femminile, principio base della riproduzione. Ma a cosa potranno mai dar vita degli esseri così privati, così mostruosi?
Che cosa potrà mai distinguere l'uomo creato dalla natura rispetto alle sue copie artificiali? Esiste ancora un'iconografia umana nell'evoluzione postbiologica? E tutto è così sorprendentemente positivo, oppure il prezzo che dovremo pagare sarà sempre il solito, la creazionedi " freaks ", dimostri da baraccone a cui per l'orrore si nega persino uno sguardo compassionevole?Nel rispondere Ragalzi ci mette tuffa la possibile disperazione, un grido muto e nero di una coerenza assoluta, senza precedenti, che pure non esclude un lucidissimo progetto critico nei confronti delle sempre più frequenti bonalizzazioni del corpo, del postorganico, delle mutazioni, della paura, del dolore.

Una riflessione molto simile a quella che, oltre dieci anni dopo, hanno dato Dinos & Jake Chapman, i più forti interpreti contemporanei della mostruosità che può derivare dalla scienza, con tanto di escrescenza sessuali fuori posto, sangue misto a orrori della guerra e della pace. Da quei relitti sessuali agli attuali lavori che vagheggiano il futuro di Genetica 2093 Ragalzi ha operato in senso de-evoluzionistico spogliando passo per passo le sue opere di qualsiasi elemento consolatorio: da uomini a insetti, poi larve, bozzoli, virus, grovigli, embrioni, sempre ricoperti da vernici antipiombo nere e totalmente acromifiche una sorta di Manzoni al negativo - sculture e pitture di grandi dimensioni dove il gesto - un gesto di matrice informare che non può non ricordare il Vedova più virulento e dichiarativo - si insinua nel corpo fino a renderlo disperatamente vivo, nonostante.

Ma lo sapete voi che cos'è un corpo? È un residuo, un resto, non è quasi più niente ma finché ce ne sarà almeno un poco l'uomo l'artista, l'intellettuale dovrai essere in grado di difenderlo, di fermarlo, di non lasciarlo morire. in ogni mostra di Ragalzi risulta perciò evidente l'ultimo stadio della catena, l'ultimo passaggio che trova sì sintesi compiuta nell'opera finale ma lascia sempre una porta aperta, ancora una volta nonostante: questi nuovi giganteschi embrioni neri in materiale plastico, persino leggeri nel loro tenue movimento, sono i figli negati di un'evoluzione mancata, aborti del futuro. Eppure respirano, sentinelle del passato. Oggi marzo 1999 mi sembra ancor più difficile parlare di evoluzione della specie (umana?) e lanciare qualsiasi ipotesi sulla nostra percezione dei futuro.

Probabilmente le icone ci perpetua memoria di Hiroshimcí e Nagasciki, agosto 1945, resteranno ancora laggiiù, appunto nella nostra memoria; eppure nelle tv che allietano le case del mondo scorrono veloci tra uno spot di detersivi e uno dell'ultima auto di grido le immagini e le voci di un'altra guerra, a noi geograficamente piuttosto vicina. E non è tanto la guerra a spaventarci quanto la degenerazione che altri corpi simili a noi ci provocano.Emigrato, profugo, diverso, alieno: parole che invadono la nostra coscienza che non riusciamo che e non vogliamo accettare, perchè la nostra coscienza ci impedisce di accettare povertà, miseria, morte. Meglio rimuovere che schierarsi, ed attendere con pazienza: forse, grazie alla guerra, ci saranno meno corpi estranei a minacciare il nostro conquistato ed illusorio benessere.Forse la genetica del 2093 avrà altre implicazioni, altri quesiti da risolvere e saremo tutti felicemente simili come in Gattaca. Per adesso è ancora dose quotidiana di morte mediale e telematica. Per adesso Ragalzi ci lascia li un grande quadro dal titolo Origine dove l'embrione umano si va fondendo con quello di una scimmia da cui prese inizio all'inizio dei tempi. Stranieri a casa. Andareavanti o tornare indietro?

Luca Beatrice

La citazione di Nanni Balestrini è tratto da 'Piccolo appello ai nostri beneamatilettori ovvero poesia sugli anni di piombo e gli anni di merda', 1993.

 

Sergio Ragalzi - Esposizioni

Nato a Torino nel 1951. Vive e lavora a San Giusto Canavese ( Torino ).

MOSTRE PERSONALI

 

2017

Caos, Spazioborgogno, Milano

2008

Acquario, Galleria Allegretti, Torino

Voliere, Galleria Delloro, Roma

Due insetti neri, Castello di Rivara, Rivara, Torino

Pioggia Nera, Grossetti Arte Contemporanea, Milano

2007

L 'Urlo, L'Attico. Roma; Antropomorfo 1984-2007, Fabbrica Pagliero, Castellamonte

2006

11 male di vivere, Galleria Carlina, Torino, testo di Marisa Vescovo

2004

Visioni, 41 Arte Contemporanea, Torino; Inumano, Spazio Senza Titolo, Roma

2003

Scimmie, L'Attico, Roma

2002

Outside, Palazzo Bricherasio, Torino, a cura di Guido Curto

2001

Kloni, Galleria Francesco Girondini, Verona, testo di Roberto Lambarelli

Kloni, Grossetti Arte Contemporanea, Milano

1999

Genetica 2093, Grossetti Arte Contemporanea, Milano, testo di Luca Beatrice

Il disegno malato, 41 Arte Contemporanea, testo di Luca Beatrice

1998

Galleria Marella, Sarnico

Nuovi dipinti, Castello di Rivara, Rivara, Torino

1997

Premio Camera dei Deputati, Chiostro di Vicolo Valdina, Roma, testo di Enrico Crispolti

Galleria Martano, Torino

Via degli Artisti, Torino

1995

Corpi, Virus, Insetti, Farfalle, Grovigli, Galleria Marella, Sarnico

1993

Grovigli, Galleria Repetto e Massucco, Aqui Terme, testo di Enrico Crispolti

1992

Corpi, Tauro Arte, Torino, testi di Enrico Crispolti e Luca Beatrice

Corpi. Opere su carta, Free Art, Torino

1991

Farfalle bianche, Fuxia Art, Verona, testo di B. Bertozzi

Farfalle notturne, Galleria Galliani, Genova, testo di Matteo Fochessati

Insetti, Effe Arte Contemporanea, Lecco , testo di Elena Pontiggia

1990

Impronte kafkiane, L'Attico, Roma, testo di Achille Bonito Oliva

Insetti, Galleria Cannaviello, Milano, testo di Elena Pontiggia

1989

Farfalle notturne, Fuxia Art, Verona

1988

Sculture ombre, L'Attico, Roma, testo di Emilio Villa; Castello di Rivara, Rivara

Metamorfosi, Studio Canaviello, Milano

1986

Ombre atomiche, Galleria Franz Paludetto, testo di Rudi Fuchs
Galleria Samia Saouma, Parigi

1984

Relitti sessuali, L'Attico, Roma, testo di Emilio Villa

1982

Galleria Alberto Weber, Torino, testo di Maria Luisa Frisa

Galleria Artra Studio , Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sergio Ragalzi - Bio

Nato a Torino nel 1951. Vive e lavora a San Giusto Canavese ( Torino ).

Sergio Ragalzi nasce a Torino nel 1951, dove vive e lavora. Esordisce sulla scena dell’arte italiana agli inizi degli anni ottanta, nel 1984 prende parte a Extemporanea, la mostra che consacra la riapertura degli spazi espositivi della galleria L’Attico, a Roma. Ha lavorato con alcune delle principali gallerie italiane, Paludetto, Sargentini, Weber, Cannaviello, Annunciata, Grossetti, Repetto poi ancora Carlina, Allegretti, Delloro, Rolando Anselmi. Collabora con la nostra galleria fin dall’apertura dello spazio torinese di Via degli Artisti nel 92. Di lui hanno scritto i più importanti critici: R.Fuchs, E.Crispolti, A.Bonito Oliva, E.Villa, M.Vescovo, M.Frisa, E.Pontiggia, L.Beatrice, R.Lambarelli, G.Curto, E.Forin, M.Tonelli, A.Rubini ed altri ancora

Dim Sampaio - Esposizioni

Nasce in Brasile in un piccolo villaggio chiamato Sitio Novo. 

Dal 1999 vive a Bologna, dove lavora e studia.

ESPOSIZIONI

 

Nel 2001 si è tenuta la sua prima grande personale nella città di Gubbio, in Umbria. Dopo un periodo di volontario ritiro dalla scena artistica italiana, è riuscito ad elaborare nuove forme espressive, grazie alle quali è stato da poco invitato come ospite speciale alla Biennale d’Arte Contemporanea del Cairo, con quattro sue opere.
Nel 2004 realizza la sua seconda personale al Palazzo Mauriziano, ex tenuta di campagna di Ludovico Ariosto a Reggio Emilia.

Nel 2006 viene scelto per una collettiva organizzata da Philippe Daverio per conto della Fondazione CARISBO di Bologna. In questo stesso periodo monta una grande installazione di cartone dal titolo Homeless Museum nel cortile del Palazzo D’Accursio, sede dell’amministrazione Comunale di Bologna. Dalla metà del 2006 comincia la sua collaborazione con la galleria Grossetti Arte Contemporanea dove esporrà nel febbraio 2008 i lavori eseguiti tra il 2006 e il 2007 in esclusiva per essa nella mostra personale intitolata ‘L’energia e la sua memoria’. In occasione di ArteFiera di Bologna 2009 la Galleria Grossetti Arte Contemporanea ha presentato un’opera dell’artista di grandi dimensioni nello Stand e una piccola personale al Bravo Caffe' con un’altra opera sempre di grandi dimensioni e una serie di disegni recenti.

Dim Sampaio - Bio

Nasce in Brasile in un piccolo villaggio chiamato Sitio Novo. 

Dal 1999 vive a Bologna, dove lavora e studia. 

BIO

 

Nasce in Brasile in un piccolo villaggio chiamato Sitio Novo, nella campagna limitrofa alla cittadina di Altos nello stato federale del Piauì. Presto si trasferisce con la famiglia a Teresina, capitale dello stato.
A Teresina, fin da bambino dimostra spiccate doti nel disegno, ma il primo vero approccio con il mondo dell’Arte Grafica lo ha all’età di tredici anni, quando propone le prime vignette satiriche ai quotidiani locali. Dopo appena un anno i suoi lavori sono pubblicati sulla stampa locale. L’anno seguente, riesce a pubblicare la prima rivista di satira politica nella storia del Piauì, di cui stampa solo i primi due numeri, a causa di problemi con la politica locale. Costretto ad abbandonare la satira politica si dedicherà da questo momento solo alla pittura. Nel 1994 termina la scuola tecnica per geometra. In questo stesso anno decide di iscriversi ad architettura ma abbandona l’idea dopo aver frequentato in modo informale alcune lezioni. Decide quindi di iscriversi alla facoltà di Educazione Artistica presso l’Università Federale del Piauì. Durante il suo iter universitario frequenta le lezioni di Afranio Pessoa, considerato uno dei più importanti pittori del Nord Est brasiliano, che immediatamente gli offre il posto di tutor nella sua classe.
In questo stesso periodo fa piccole mostre ed inizia a insegnare presso alcune scuole medie di Teresina, ai bambini di strada e a quelli che vivono nelle favelas.
Conseguita la laurea, vince una borsa di studio di un anno presso l’Accademia delle Belle Arti di Palermo. Qui frequenta le lezioni di Marcello Faletra il quale, scoprendo in lui manifeste capacità intellettuali e artistiche, lo nomina coordinatore di un ciclo di seminari sull’Arte, Poesia e Filosofia dal suggestivo nome di “Lezioni Siciliane”. Dal ‘99 Dim Sampaio vive a Bologna, dove lavora e studia. 

Udo Nöger - Esposizioni

Nato a Enger, Germania nel 1961. Dal 1994 vive e lavora fra Germania e Usa.

ESPOSIZIONI

 

MOSTRE PERSONALI

2011

Karl Ernst Osthaus-Museum (April 9 – June 29) Retrospective Works from 1980-2011

Museum of Contemporary Art Honolulu, HI (July- November)

Museum Sonderjylland, Denmark

2010

Grossetti Arte Contemporanea, Milano, Italy

Ruth Bachofner Gallery in Los Angeles

Alvaro Alcazar Gallery in Madrid (16th June until the end of July)

Lowe Gallery in Atlanta.

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL, me water

2009

Grossetti Arte Contemporanea, Milano, Italy

Gebert Contemporary, Santa Fe, NM

Gebert Gallery, Los Angeles, CA

2008

Morat Institut für Kunst und Kunstwissenschaft, Freiburg, Germany, me water(catalog)

Kunsthalle Krems, Krems, Austria , me water (catalog)

Museo de Arte y Diseño Contemporáneo, San José, Costa Rica , me water (catalog)

Michael Schultz Gallery, Seoul, South Korea , me water (catalog)

Beck & Eggeling International Fine Art, Düsseldorf, Germany , me water (catalog)

Klaus Steinmetz Arte Contemporaneo, San Jose, Costa Rica

Gebert Contemporary, Scottsdale, AZ

2007

Gebert Contemporary, Santa Fe, NM

Ruth Bachofner Gallery, Los Angeles, CA, me water

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL, me water

Galerie Pascal van Hoecke, Paris, France, me water

2006

Daum Museum of Contemporary Art, Sedalia, MO, Light as a Material (catalog)

Art & Cultural Center Maui, HI

Chiaroscuro Contemporary Art, Santa Fe, NM, Light as a Material (catalog)

Robin Rule Gallery, Denver, CO

Buschlen-Mowatt Galleries, Vancouver, Canada

Lukas Feichtner Gallery, Vienna, Austria

2005

Museum of Contemporary Art, Denver, CO, Light as a Material ( catalog)

Chiaroscuro Gallery, Scottsdale , AZ, (catalog)

Ruth Bachofner Gallery, Santa Monica, CA

Buschlen-Mowatt Galleries, Palm Desert, CA

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL, bewegend

Robin Rule Gallery, Denver, CO, Light as a Material

Beck & Eggeling International Fine Art, D üsseldorf, Germany, bewegend

Lukas Feichtner Galerie, Vienna, Austria, bewegend

Galerie Hollenbach, Stuttgart, Germany

2004

Chiaroscuro Contemporary Art, Santa Fe, NM, Light as a Material

Buschlen-Mowatt Galleries, Vancouver, Canada

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Galerie Peter Borchardt, Hamburg, Germany

2003

Fassbender Gallery, Chicago, IL

Lowe Gallery, Santa Monica, CA, Light as a Material 2 (catalog)

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL, Light as a Material 1 (catalog)

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Rule Gallery, Denver, CO

Galerie Hollenbach, Stuttgart, Germany

Galerie Feichtner & Mizrahi, Vienna, Austria, Light as a Material 1 (catalog)

2002

Buschlen-Mowatt Galleries, Palm Desert, CA

Lowe Gallery, Atlanta, GA, riechend (catalog)

Fassbender Gallery, Chicago, IL

Jacob Karpio Gallery, San Jose, Costa Rica

2001

Museum of Contemporary Art, Boulder, CO, riechend

Fassbender Gallery, Chicago, IL, me water

Lowe Gallery, Atlanta, GA,

Artcore Gallery, Toronto, Canada, white

Beck & Eggeling International Fine Art, D üsseldorf, Germany, riechend (catalog)

Kunstverein Lippstadt, Lippstadt, Germany, riechend ( catalog)

2000

Jacob Karpio Gallery, San Jose, Costa Rica

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Galerie Feichtner & Mizrahi, Vienna, Austria

Galerie Beck & Eggeling, Leipzig, Germany

Galerie Hänel, Wiesbaden, Germany

Art Cologne, Galerie Hänel, Cologne, Germany, me water ( catalog)

Art Frankfurt, Galerie Hänel, Frankfurt, Germany, me water

1999

Contemporary Art Center of Peoria, Peoria, IL, Heads and Vessels

Kunsthalle Bielefeld (Studiengalerie), Bielefeld, Germany, innen (catalog)

Peyton Wright Gallery, Santa Fe, NM

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany, Eine andere Art von Licht

Galerie Hans-Jürgen Siegert, Basel, Switzerland

Galerie Beck – Eggeling - Schlag, Düsseldorf, Germany, Zwischenräume

Galerie Feichtner & Mizrahi, Vienna, Austria

1998

Fassbender Gallery, Chicago, IL, Heads and vessels 2 (catalog)

Lowe Gallery, Atlanta, GA, Heads and vessels 2 (catalog)

Jan Maiden Fine Art, Columbus, OH

Jacob Karpio Gallery, San Jose, Costa Rica

Galerie van Alom, Berlin, Germany , Heads and vessels 2 (catalog)

Galerie Hans-Jürgen Siegert, Basel, Switzerland

Galerie Hänel, Frankfurt, Germany , Heads and vessels 2 (catalog)

1997

Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Peyton Wright Gallery, Santa Fe, NM, Heads and Vessels

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Galerie Maria Sels, Düsseldorf, Germany

1996

Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany

Galerie van Alom, Berlin, Germany

Galerie Hänel, Frankfurt, Germany , Heads and vessels (catalog)

1995

Sherry Frumkin Gallery, Los Angeles, CA, with bird

Mindy Oh Gallery, Chicago, IL, with bird ( catalog)

Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Marcia Rafelman Fine Arts, Toronto, Canada

1994

Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Mindy Oh Gallery, Chicago, IL

Marcia Rafelman Fine Arts, Toronto, Canada

Galerie van Alom, Berlin, Germany

Autogen Gallery, Dresden, Germany

1993

Tamenaga Gallery, New York, NY , between everything ( catalog)

Hypo Bank Foundation, New York, NY, between everything (catalog)

Lowe Gallery, Los Angeles, CA

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Siegerlandmuseum , Siegen, Germany, between everything

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany

Galerie van Alom, Berlin, Germany

1992

Jain Marunouchi Gallery, New York, NY, reaches ( catalog)

Lowe Gallery , Atlanta, GA, reaches

Lowe Gallery , Los Angeles, CA, reaches

1991

Payton Rule Gallery, Denver, CO

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany, reach in the dust ( catalog)

Galerie van Alom, Berlin, Germany

1989

Galerie van Alom, Berlin, Germany

Kunstverein Paderborn, Paderborn, Germany, rongo-rongo Südseebilder

1988

Euro Gallery, London, England

Galerie Delta, Rotterdam, Netherland, rongo-rongo Südseebilder (catalog)

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany, rongo-rongo Südseebilder (catalog)

Galerie Trost, Lippstadt, Germany

2009 Chiaroscuro Gallery, Scottsdale, AZ

Lukas Feichtner Galerie, Vienna, Austria

Beck & Eggeling International Fine Art, Düsseldorf, Germany

2008 Gebert Contemporary, Santa Fe, NM

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL

Ruth Bachofner Gallery, Los Angeles, CA

2007 Lukas Feichtner Gallery, Vienna, Austria

Galería Álvaro Alcázar, Madrid, Spain

Klaus Steinmetz Arte Contemporaneo, San Jose, Costa Rica

2006 Ruth Bachofner Gallery, Los Angeles, CA

Chiaroscuro Gallery, Scottsdale, AZ

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL

Beck & Eggeling International Fine Art, Düsseldorf, Germany

2005 Chiaroscuro Contemporary Art, Santa Fe, NM

Buschlen-Mowatt Galleries, Vancouver, Canada

Galerie Pascal van Hoecke, Paris, France

Galerie Hollenbach, Ausstellungsraum Zürich, Switzerland

2004 Buschlen-Mowatt Galleries, Palm Desert, CA

Chiaroscuro Gallery, Scottsdale, AZ

Ruth Bachofner Gallery, Los Angeles, CA

Lukas Feichtner Galerie, Vienna, Austria

2003 Chiaroscuro Contemporary Art, Santa Fe, NM

Buschlen-Mowatt Galleries, Vancouver, Canada

Beck & Eggeling International Fine Art, Düsseldorf, Germany

Galerie Peter Borchardt, Hamburg, Germany

2002 Lawrence University, Wriston Art Center, Wisconsin, Landscape and the natural order

Indiana University, Center of Contemporary Art, Indiana, Departure American Contemporary Landscape

Artcore Gallery, Toronto, Canada

Galerie Feichtner & Mizrahi, Vienna, Austria

2001 Cardinal Strich University Museum, Milwaukee, WI, sublime landscape

Galerie Beck & Eggeling, Leipzig, Germany

Galerie Hollenbach, Stuttgart, Germany

2000 Coninx Museum, Zürich, Switzerland, beyond borders (catalog)

Galerie Beck & Eggeling, Düsseldorf, Germany

Artcore Gallery, Toronto, Canada

1999 Fassbender Gallery, Chicago, IL

Galerie Beck & Eggeling, Leipzig, Germany

Galerie van Alom, Berlin, Germany

1998 Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Peyton Wright Gallery, Santa Fe, NM

Galerie Feichtner & Mizrahi, Vienna, Austria

1997 Fassbender Gallery, Chicago, IL

Galerie Hänel, Frankfurt, Germany

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany

Galerie Hans-Jürgen Siegert, Basel, Switzerland

1996 Lowe Gallery, Atlanta, GA

Mindy Oh Gallery, Chicago, IL

Galerie Maria Sels, Düsseldorf, Germany

Galerie Hans-Jürgen Siegert, Basel, Switzerland

1995 Galerie Hänel, Frankfurt, Germany

1994 Tamenaga Gallery, New York, NY

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany

1993 Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Galerie Hänel, Frankfurt, Germany

1992 Tamenaga Gallery, New York, NY

1989 Haus der Kunst, Munich, Germany, Kunst ‘89

 

FIERE:

Arco Madrid

Armory Show New York

Art Basel

Art Basel| Miami Beach

Art Brussels

Art Chicago

Art Cologne

Art Dubai

Arte Fiera Bologna

Art Forum Berlin

Art Frankfurt

Art Miami

Art Moscow

Art San Francisco

Art Strassbourg

Art Toronto

Art Zürich

CIGE Beijing

Dresdener Kunstmarkt

Fiac Paris

Guadelajara Art Fair

Hong Kong International Art Fair

Kunst Köln

Kunst Wien

Los Angeles Art Show

maco Mexico City

Palm Beach Contemporary

Pulse London

Pulse Miami

Shanghai Contemporary

ViennAfair

Arcangelo Sassolino - Esposizioni

MOSTRE PERSONALI

 

2006

Arcangelo Sassolino, Galleria Gallica, Milano

2004 

Rimozione, Galleria Arte e Ricambi, Verona

2003

MiArt, Galleria Grossetti, Milano

Art Cologne, Galleria Grossetti, Milano

2001

Concrete Matters, Galleria Grossetti, Milano

 

MOSTRE COLLETTIVE

 

2009

ArtVerona, Grossetti Arte Contemporanea, Verona

Selection, Grossetti Arte Contemporanea, Milano

2005

Visioni, Chiostri di S.Agostino, Bergamo

2004

AAVV: 30, Galleria Fumagalli, Bergamo

Artissima (Torino), Galica Arte contemporanea, Milano

Zilch, Galleria Arte e Ricambi, Verona. A cura di Alberto Zanchetta

2003

Mito-Logica-Mente, Borgo Medievale di Castelbasso (Teramo). A cura di S. Pegorar

N-E Fondazione O'Artoteca, Milano. A cura di S. Menegoi

2002

Laboratorio di Scultura Europea 11 Brolo, Mogliano (Treviso)

Autonomie, Galleria Grossetti, Milano

2001

Materia-Niente, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia. A cura di L. M. Barbero

 

 

 

Roberto Rizzo - Testi

Nato a Cernusco sul Naviglio ( Milano ) il 28 ottobre 1967.

TESTI

 

1986 – “QUINDICI “CERCATORI D’ARTE” AL BASSANESE”, Il Piccolo, Febbraio 1986

1990 – “DE PICTURA PICTA”, Elisabetta Longari, catalogo, Galleria Care Of, Gennaio 1990

“NOTE SPARSE SULLA SITUAZIONE DELLA GIOVANE ARTE LOMBARDA AGLI ALBORI DEGLI ANNI ’90”, Elisabetta Longari, Terzoocchio, Marzo 1990

1993 – “A FESTA FROM MILAN”, Brian Fallon,  The Irish Times, Aprile 1993

“A DASH OF ITALIAN FLAIR BRIGHTENS UP GALLERIES”, Aidan Dunne, The Sunday Tribune,  Aprile 1993

“PARIGI – DESIGN ITALIANO AL GRAN PALAIS”, Antonella Micaletti,  

Altrimmagine, Luglio 1993

“LA FABBRICA ESTETICA- UN ESEMPIO DI ARTE GIOVANE ITALIANA”, Antonella Micaletti,  Titolo, Ottobre 1993

1994 – “LA STRADA”, Martina Corgnati, catalogo, Comune di Ventimiglia, Luglio 1994

1995 – “ASTRATTAMENTE”, Antonella Micaletti, catalogo, Galleria Nuova Icona, Marzo 1995

2001 – “APRIAMO LA GABBIA DELL’ASTRAZIONE – UN PANORAMA DELLA GIOVANE PITTURA 

ASTRATTA ITALIANA”, Angela Madesani, Ipso Facto, Settembre 2001

2002 – “SEI”, Roberto Caracciolo, catalogo, Galleria Corraini, Febbraio 2002

“ASTRAZIONE ZERO”, Angela Madesani, catalogo, O’ Artoteca /Cascina Roma/Palazzo Piacentini, Marzo 2002

“ECCOCI”, Angela Madesani, catalogo, Galleria Dirarte, Maggio 2002

“ PERISCOPIO - SIAMO TUTTI FIGLI DI N.N.? ”, Angela Madesani, catalogo, Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Ottobre 2002

“ASTRAZIONE”, Angela Madesani, Juliet, Dicembre 2002

2003 – “ROBERTO RIZZO, PROCESSI NON OGGETTI ”, Giovanni Maria Accame, catalogo, 

Galleria Grossetti Arte Contemporanea, Gennaio 2003

“LE FIGURE MANCANTI ”, Giovanni Maria Accame, catalogo, Fondazione Palazzo Bricherasio, Febbraio 2003

 

PROCESSI NON OGGETTI - Gennaio 2003

di Giovanni Maria Accame 

L'idea di pittura che ci propone Roberto Rizzo è l'idea di un'osservazione trasformata e trasformatrice, un'osservazione che ha trovato nella pratica riflessiva lo strumento con il quale condurre realtà differenti a un confronto, che può originare un contrasto, una contaminazione o un futuro ricordo. 

L' esperienza della pittura americana degli anni cinquanta e le successive indicazioni della pittura radicale, compresa l'analiticità degli anni settanta in Europa, sono per questo artista un sicuro riferimento, ma sarebbe profondamente restrittivo e fuorviante pensare a questa come l'unica fonte di una formazione assai più articolata. 

Una delle maggiori differenze che distingue la cultura e il modo di intendere il proprio lavoro, tra la generazione più giovane di artisti e quelle precedenti, è rappresentata proprio dalla variegata difformità degli interessi e dei rimandi che è oggi una caratteristica comune, rispetto a una più definita linearità di attenzioni che si poteva cogliere nelle generazioni più anziane. 

L'irregolarità con cui, anche lo sguardo di Rizzo, si è mosso e si muove su cose diverse e non obbligatoriamente d'arte, non gli impedisce d'avere assunto dei metodi d'indagine e delle condotte di lavoro esigenti e, in qualche caso, anche intransigenti.

E' certo questo modo di porsi, interrogante e riflessivo, che gli permette di afferrare e connettere i diversi tracciati dell'esperienza entro un campo coerente d'indagine pittorica. Gli stimoli e le immagini, qualunque sia la loro provenienza, si trasformano nel linguaggio che Rizzo ha maturato negli anni. Un processo, quello del suo lavoro, che si è evoluto con determinazione, ma certo non senza difficoltà. Segnalatomi da Carmengloria Morales, ho frequentato lo studio già dal periodo in cui aveva da poco terminato l'Accademia di Brera.

La tendenza a scegliere le soluzioni meno prevedibili e, in particolare, a generare delle situazioni di contrasto, conducevano i suoi quadri ad affrontare ogni volta delle battaglie ostinate. Anche nelle prove di quei primi anni, la pittura si formava attorno a un' idea e se quest' idea era ritenuta necessaria, non poteva essere accantonata perchè ardua. Di quell'impostazione originaria è rimasto molto, perchè appartiene al carattere dell'artista, al suo modo d'essere. E' però assai mutata la capacità di controllare le contrapposizioni interne. Ogni scelta, nella pittura come nella vita, comporta delle esclusioni. Per quanto si pensi di costruire aggiungendo, è sempre più ciò che escludiamo che ci fa procedere nella nostra costruzione. Ora Rizzo sa escludere quanto sarebbe d'impedimento alla comprensione delle sue idee.

Sopra tutto ha dato spazio al vuoto come elemento essenziale per guidare lo sguardo e rendere possibile il pensiero. Senza il vuoto non accadrebbe nulla di ciò che accade.

E, nei lavori attuali, il senso dell'accadere fa da sfondo a ogni altra percezione. 

La forma del supporto, contrasti e relazioni tra le parti, le interruzioni della superficie, tutto contribuisce a predisporre un accadimento che concentra in sè le intenzioni dell'artista. Questa non è certo una pittura che si coagula attorno a umori improvvisi e transitori, l' idea che la precede richiede il tempo e lo spazio di cui necessita una figura che nasce prima nel pensiero e poi nello sguardo. Una concettualità della pittura che dopo Reinhardt e Ryman, è oggi presente in molti protagonisti di quest'area di esperienze, da Knoebel ad Halley, e con la quale Rizzo, che ebbe per docente Carmengloria Morales, si confrontò molto presto. 

È sicuramente l'idea del limite che ha prevalso nel lavoro degli ultimi due anni, precisandosi ma anche arricchendosi di ulteriori risvolti problematici. Partendo dai concreti confini che ha ogni opera di pittura, da quello spazio del quadro, idealmente assoluto ma in realtà fisicamente relativo, come dice lo stesso Rizzo, è pervenuto ad altri margini, delle cose e delle idee. Arrotondare gli angoli, è allora un modo per accentuare la particolarità del discorso artistico, ricordandone la storia ma anche l'oggettualità. Il confine del quadro divenire qui un luogo dove s'incrociano storia e fenomenologia. La sagomatura della superficie è testimone di tutte le forme storiche assunte dalla pittura nei secoli e, nel medesimo tempo, segno di una fisicità in atto, che si colloca nel nostro stesso spazio di vita, entro il raggio della nostra percezione.

Storia e attualità fanno parte di un rapporto con l¹arte contemporanea, che non può che essere particolare, immerso nella soggettività del vivere una propria esperienza. 

E' forse per reagire a un eccesso di emotività individuale che Rizzo agisce intenzionalmente su due distinte figure archetipe della pittura: il monocromo e la movimentazione dell'impasto cromatico. Due momenti che, nella realizzazione dei suoi lavori, svolgono dei precisi ruoli. La monocromia fredda, impersonale, solo alcune volte percorsa da lievi vibrazioni, vuole creare uno spazio di decantazione, visiva e mentale, che acuisca l'attenzione di chi guarda. In questo silenzio, che è già esso stesso un importante momento dell¹opera, prende corpo la seconda figura. Una figura a questo punto necessaria e, di conseguenza, anche fortemente simbolica.

La stesura pittorica che si addensa in queste forme circoscritte, mai debordanti, ritagliate anzi con contorni netti, racchiude tutto il sentimento del fare pittura. Ne deriva, così almeno appare ai miei occhi, una poeticità lieve, priva di forzature.

La costruzione concettuale che presiede questi lavori, non impedisce il costituirsi di un'espressività interna, tenuta volutamente su registri misurati, ma proprio per questo più resistente nel tempo e maggiormente penetrante nel nostro pensiero.

C'è un ulteriore elemento che ho già ricordato e non può essere trascurato: la presenza, non assoluta ma prevalente, di un'interruzione, una sospensione della superficie che si divide pertanto in due parti. Un intervento, questo, che non vuole avere la drammaticità della lacerazione e nemmeno la programmata ripartizione del dittico. L'interrompere la continuità del piano ha la funzione di creare un'apertura, una soglia che permette di attraversare il quadro non solo orizzontalmente, ma anche verticalmente. Il vuoto che si inserisce nello spazio della pittura, non è da intendersi solo come un'uscita dalla sua unitarietà, ma anche un'ideale escursione oltre il suo fondo. Quell'improvvisa assenza della superficie non ha, infatti, il carattere di un vuoto generico, ma di un'assenza determinata, che deriva da un preciso atto di sottrazione. Ecco perchè il vuoto è sì una pausa percettiva, un'ulteriore constatazione dei limiti oggettuali dell'opera, ma è anche presenza di un'assenza. E' confine simbolicamente denso di significati, proprio perchè contenitore d¹ogni possibile divenire.

Non è forse senza qualche sorpresa che, dopo aver osservato attentamente il lavoro di Rizzo, ci si accorge come ogni suo atto così formalmente compiuto, viene messo in discussione da un altro intervento con opposte caratteristiche. L'equilibrata armonia che appare in queste opere è in realtà frutto di una continua tensione tra forze contrapposte. E' probabilmente in questo modo di procedere che l'artista riesce a toccare il limite, secondo quanto ha dichiarato di voler fare. Così facendo, infatti, mostrando di ogni cosa il confine, afferma il concetto di come nessun elemento, materiale o immateriale che sia, possa essere totalmente autonomo, possa esistere in sè. E, dunque, dietro alla permanenza dell'immagine vi è lo scorrere della sua concezione, quella stessa che, nella concreta presenza del quadro, non vede un oggetto ma un processo. 

 

Dal libro edito in occasione della mostra Galleria Grossetti Arte Contemporanea 

Traduzione : Lisa Hockemeyer, Londra Web Site : Giovanni Zullo, Milano 

Roberto Rizzo - Esposizioni

Nato a Cernusco sul Naviglio ( Milano ) il 28 ottobre 1967.

ESPOSIZIONI

 

MOSTRE PERSONALI:

1999 – “TRE OPERE 1997/1999”

Studio Gianfranco Pardi (Milano) 

2002 – “PAINTINGS”    (catalogo)

Grossetti Arte Contemporanea(Milano) 

 

MOSTRE COLLETTIVE:

1986 – “ART DIGGERS”    (catalogo)

Galleria Studio Bassanese (Trieste)

1990 – “DE PICTURA PICTA”    (catalogo)

Galleria Care Of (Cusano Milanino - MI)

1993 – “MILANO MILANO”    (catalogo)

Irish Life Centre (Dublin)

“LA FABBRICA ESTETICA”    (catalogo)

Grand Palais (Paris)

1994 – “LA STRADA”    (catalogo)

Comune di Ventimiglia (Imperia)

“PRIMORDI”

Palazzo dell’Arte (Milano)

1995 – “ASTRATTAMENTE”    (catalogo)

Galleria Nuova Icona (Venezia)

2002 – “SEI”    (catalogo)

Galleria Corraini (Mantova)

“ASTRAZIONE ZERO”    (catalogo)

O’ Artoteca (Milano)

Cascina Roma (San Donato Milanese - Mi)

Palazzo Piacentini (San Benedetto del Tronto – AP)

“ECCOCI!”     (catalogo)

Galleria Dirarte(Caserta)

“PITTURASTRATTA 1900-2000”

Grossetti Arte Contemporanea(Milano)

“PERISCOPIO 2002”    (catalogo)

Galleria Gruppo Credito Valtellinese (Milano) 

2003 – “LE FIGURE MANCANTI”    (catalogo)

Fondazione Palazzo Bricherasio (Torino)

 

FIERE:

2002 - “ARTEFIERA”, Bologna

Galleria Corraini, Mantova

“ART COLOGNE ”, Köln

Grossetti Arte Contemporanea, Milano

2003 - “ARTEFIERA”, Bologna

Grossetti Arte Contemporanea, Milano

Raul Gabriel - Esposizioni

Nato in un sobborgo di Buenos Aires nel 1966.

ESPOSIZIONI

 

Tra i fulcri fondamentali del suo percorso espositivo sono a partire dal 2000 la rassegna Periscopio al Palazzo delle Stelline a cui viene invitato da un pool di critici che segnala le presenze artistiche più interessanti in Lombardia, la personale alla Fondazione Mudima nel 2003 riassunto del breve ma gia intenso percorso,la Quadriennale di Roma 2003-2005 dove presenta un primo trittico sul pensiero che Gabriel definisce astratto geneticamente modificato, l'installazione del 2005 a Battersela Park (Chelsea,London), l'esperimento di contaminazione tra storia e contemporaneo realizzato a Viterbo a cura di Silvia Pegoraro "Genius Loci" con la grande installazione in Piazza dei Papi, la project room con Grossetti arte contemporanea a Miart 2006, la personale alla Broadbent Gallery London nell'estate del 2006 in cui si enuclea il progetto di ibridazione dei media,la performance video sonora (concerto dei semafori geneticamente modificati) allo spazio Oberdan Milano 2006 e la personale allo studio Pino Casagrande nel marzo aprile 2007 con cui approda anche a Roma allargando il discorso anche alla scultura, ed un ulteriore esperimento sul Concerto dei Semafori Geneticamente Modificati nello storico Teatro Vascello di Roma vetrina delle avanguardie dagli anni '70.

MOSTRE PERSONALI

Fabbriche Eos Milano maggio giugno 2000
Galleria San Carpoforo Milano giugno settembre 2000
Gallery Poggi "Fierce Painting", Ravenna novembre 2001-gennaio 2002
Fondazione Ca La ghironda Bologna "Il Corpo e L'anima" dicembre-gennaio 2003
Fondazione Mudima, Milano febbraio 2003
Battersea Park London video installazione febbraio 2005
Chiesa Rossa Milano installazione pittura aprile 2005
Project room Miart 2006 Grossetti arte contemporanea Milano
Broadbent Gallery London "Welcome to his world" luglio settembre 2006
Ex Cappella Reale Torino "Xfiction" video installazione settembre 2006
Studio Pino Casagrande Roma "Cerchi di grana" marzo -aprile 2007
Grossetti contemporary art "Urban Trash" Milano settembre ottobre 2007

Eventi

Spazio Oberdan novembre 2006 Gm Traffic lights Concert performance videosonora
Rassegna Internazionale Mostrainvideo Milano
Future
Teatro Vascello Roma (Monteverde) Concert of gm traffic lights marzo 2007
Inaugurazione ExAurum/ Pescara installazione video Raul Gabriel/ installazione storica Turcato luglio 2007

 

PRINCIPALI MOSTRE COLLETTIVE

Periscopio 2000 Palazzo delle Stelline Milan
Personae 2000 Rimini
Per-dono Basilica della Porziuncola luglio-ottobre 2000
3° Biennale Postumia 2002
Premio Biennale di pittura in Monza 2002 (premiato)
XIV Quadriennale di Roma 2003-2005,
Broadbent Gallery "will and compulsion" London febbraio-marzo 2004
Chisenhale Studios London settembre 2004
Bow arts studios London giugno 2005
Genius Loci Viterbo settembre 2005
Grossetti contemporary art Milan "Surprise" giugno 2006
XII Biennale d'arte Sacra Contemporanea luglio 2006
Bologna arte fiera 2006-2007 Grossetti arte contemporanea Milan
Cologne art fair 2006 Cologne novembre 2006,
Galleria Derbylius Milano "Leggere non leggere" giugno settembre 2006
Grossetti contemporary art Milano "Gallery artists " gennaio 2007
Bow arts open London giugno 2007

Interventi
Universita di Bergamo dipartimento di storia dell'arte aprile 2004
Accademia Brera Milano giugno2005
Università Cattolica dipartimento di storia dell'arte ottobre 2005
Master di architettura facolta teologica Italia centrale march 2006
Mary mount international school Roma febbraio 2007

Progetti futuri
Berlin art fair September 2007
Cologne Art Fair 2008
Berlin show October 2007
Castelbasso installazione estate 2007
Fabbrica del vapore installazione estate 2007

Pubblicazione inizi 2008 libro d'artista monografico sull'opera di Raul Gabriel prodotto ed edito da FMR (Franco Maria Ricci) Con testi di MonsSequeri,F.Holderlin,F.W.Nietzche,D.M.Turoldo,C.Peguy,H.Michaux,B.Pasternak,J.Donne,
G.Ungaretti, titolo "La Poesia di Dio" edizione limitata.

Articoli recenti

Repubblica 03 04 2007 (Linda De Sanctis)
Messaggero 25 03 2007
Espresso aprile 2007
Terzo occhio aprile giugno 2007 (Gabriele Simongini)
Next Exit aprile 2007 (Gianluca Marziani)
Exhibart aprile 2007 (Angel Moya Garcia)

Collezioni Pubbliche e private

Collezione Schellekens London
Collezione Davenport London
Collezione Richards London
Collezione Boughart Mougins-London
Collezione Nathalie Hambro London
Collezione Civica di Arte Contemporanea Palazzo Reale Monza
Collezione Muller Switzerland
Collezione Amparo Madrid
Collezione Colombo Milano
Collezione Stramezzi Milano
Fondazione Mudima Milano
Fondazione Cà La Ghironda Bologna
Museo Stauros arte sacra Contemporanea

Fiere
Milano e Bologna 2002, 2003,2004,2005,2006,2007

Colonia 2006

Eventi speciali

Teatro vascello, Roma aprile 2007

Concerto semafori geneticamente modificati

Gran gala roma excelsior, Roma aprile 2007

Workshop at Marymount Institut

Spazio Oberdan Milano novembre 2006

Concerto semafori geneticamente modificati (1)

Spazio Oberdan Milano novembre 2006

Concerto semafori geneticamente modificati (2)

Spazio Oberdan Milano novembre 2006

Concerto semafori geneticamente modificati

Installazione studio pino casagrande

Roma marzo-aprile 2007

Raul Gabriel - Bio

Nato in un sobborgo di Buenos Aires nel 1966.

BIO

Arriva in italia molto giovane in seguito a un tragico naufragio nella tierra del fuego.
Dopo un periodo dedicato alla sperimentazione in musica,
e un lungo viaggio a Santafe de Bogotà, nella fine del 1998 le arti visive diventano il fulcro della sua ricerca e lo portano prima a Milano e quindi a Londra dove in pochi anni realizza mostre in gallerie e spazi pubblici delineando un percorso che pur avendo come fulcro di riferimento il corpo, o meglio l'identità biologica della realtà e i suoi processi di mutazione e declina in varie strutture estetiche e forme artistiche.

Roberto Caracciolo - Testi

Nata a Milano nel 1965. Vive e lavora a Venezia.

TESTI

 

D'Avossa, Antonio. "Roberto Caracciolo", catalogo per la mostra "Progetto
Impossibile", Roma, 1985.

Poli, Francesco. "Roberto Caracciolo", Contemporanea, Febbraio 1987.

Conti, Tiziana F. "Roberto Caracciolo", Contemporanea, Febbraio 1987.

Rose, Barbara. "Roberto Caracciolo", catalogo per la mostra, Galleria A.
Weber, Torino, Febbraio 1988.

Poli, Francesco. Catalogo per "Macam", 1988.

Corgnati, Martina. "Oasi nello Spazio", catalogo, Galleria M. Corraini, Mantova,
Ottobre 1988.

Quarantelli, Ezio. "Icone di Luce", Origini, Dicembre 1988.

Poli, Francesco. "Roberto Caracciolo", catalogo per la mostra, Galleria MR,
Roma, 1989.

Tosi, Barbara. "Roberto Caracciolo", Flashart, Aprile 1989.

Corgnati, Martina. "Roberto Caracciolo", catalogo, Galleria M. Corraini,
Mantova, 1989.

Poli, Francesco. "Ucronia", catalogo, Kunstverein of Ludwigshafen, Settembre
1989.

Corgnati, Martina. "Caracciolo, Fonticoli, Longobardi, Van Zelm", catalogo,
Studio Caruso, Torino, Febbraio 1990.

Rose, Barbara. "Roberto Caracciolo", catalogo per la mostra, André Emmerich
Gallery,
New York, 1990.

Bonomi, Giorgio. "Esprit de Geometrie et Esprit de Finesse", catalogo, Cento
(FE), Aprile 1990.

Corgnati, Martina. "Paesaggio Occidentale", catalogo, Galleria M. Corraini,
Mantova, Maggio 1990.

Corgnati, Martina. "Musica da Camera", catalogo, Pinacoteca Comunale di
Ravenna, 1990.

Sonmez, Neomi. "New York Selection - 2", Lilliyet Bi Weekly Art Magazine,
Instanbul, Turkey, June 1990, pp. 23 -26.

Serra, Patrizia. "Strutture e Superfici: Nuove Problematiche", catalogo,
Termoli, Settembre 1990.

"Christmas Gifts", The Journal of Art, Dicembre 1990, p. 62.

Corgnati, Martina. "Roberto Caracciolo", Apeiron, Gennaio 1991.

Corgnati, Martina. "Una Modesta Proposta per gli Anni Novanta", catalogo,
Umbertide, Luglio1991.

Conti, Tiziana. "Roberto Caracciolo", Next, No. 21, Estate 1991.

Cyphers, Peggy. "Roberto Caracciolo" Arts, Estate 1991.

"Abstract Art Now: The European Situation", Intervista, Journal of Art, Settembre
1991.

Beatrice, Luca. "Roberto Caracciolo", Aste e Mercati, Novembre 1991, p. 18.

"Roberto Caracciolo, Nove Quadri per un Itinerario", Segno, No. 118 - 119,
Ottobre/Novembre 1992.

Corgnati, Martina. "Roberto Caracciolo" Flashart, Dicembre 1991.

Poli, Francesco. "1989-1991", catalogo, Galleria V. Belvedere, Milano, Settembre
1991.

Corgnati, Martina. "Riscoprire la Geometria", Arte, Marzo 1992.

Rose, Barbara. "Roman Holiday: Italy", Art and Auction, Giugno 1992.

Campeti, Bebetta. "Roberto Caracciolo", catalogo, Galleria M. Corraini, Mantova,
Settembre 1992.

Perrella, Cristiana. "Roberto Caracciolo", Next, No. 23, Inverno 1992.

Bucci, Carlo Alberto. "Arancio & Pastello ecco Caracciolo", L'Unità, 16 Novembre
1992, p. 14.

Campeti, Bebetta. "Roberto Caracciolo", Flashart, Gennaio 1993.

Poirier, Maurice. "The Dark Night (maybe)", catalogo, André Emmerich Gallery,
New York, 1993.

Rosas, Carlos A.. "Paper Chase", Elle Decor, Luglio 1993, p. 64.

Blumberg, Mark. "Way Down South". Metro (San Jose, CA), Vol. 9, No. 31,
30 Settembre - 6 Ottobre 1993.

Tuchman, Laura. "Less and More Vie for Attention", San Jose Murcury News,
30 Settembre 1993.

Poli, Francesco. "Forma Italiana - Individualità", catalogo, Galleria Confini
Arte Contemporanea (Cuneo) e Galerie Vivas (Parigi), Novembre 1993.

Rubenstein, Meyer Raphael. "1991 - 1993", catalogo, Galleria V. Belvedere,
Milano,
Novembre 1993.

Rizziardi, Pierina. "Roberto Caracciolo", Tema Celeste, Inverno 1993/1994,
p. 81.

Bandini, Bruno. "Lectio Facilior/Lectio Difficilior", catalogo, Galleria
I Maestri Incisori,
Milano 1994.

Karlin, Oliver. "Abstract Reformation", catalogo, Galleria I Maestri Incisori,
Milano 1994.

Crispolti, Enrico. "Que Bien Resistes!", catalogo, Galleria Comunale d'Arte
Contemporanea, Arezzo, Luglio 1994.

Crispolti, Enrico. "Pittori Contro", AD, Agosto 1994, p. 37.

Crispolti, Enrico. "La Pittura in Italia: Il Novecento/3", Edizione Electa,
1994.

Micaletti, Antonella. "Astrattamente", catalogo, Galleria La Nuova Icona,
Venezia, Marzo 1995.

Beatrice, Luca. "Nuova Scena", Edizione Giorgio Mondadori, 1995.

Poli, Francesco. "Roberto Caracciolo", catalogo, Galerie Vivas, Parigi 1995.

Crispolti, Enrico. "Le forme dello Spirito", AD, Dicembre 1997, pag. 120

Vecere, Laura. "1995-1996", catalogo, Galleria V. Belvedere, Milano, 1998

Beatrice, Luca. "Pittura aniconica - Ultimi quarant"anni", catalogo, Galleria
d"Arte Moderna di Bologna, 1998

Poli, Francesco. "Pittura aniconica - Ultimi quarant"anni", catalogo, Galleria
d"Arte Moderna di Bologna, 1998

Buscaroli, Beatrice. "Sulla Pittura - Artisti Italiani sotto i 40 anni",
catalogo, Galleria Comunale d"arte di Conegliano, 1999

Shanahan, Sean. "Intervista con Roberto Caracciolo", catalogo, Galleria Corraini,
Feb. 2000

Mathonnet, Philippe. "Avec Roberto Caracciolo...", Le Temps (di Ginevra),
9 Ottobre 2000

Accame, Giovanni Maria. "Figure Astratte", Figure astratte Campisano Editore,
2001

Madesani, Angela. "Apriamo la gabbia dell"astrazione", Ipso Facto, N. 11
Settembre - Dicembre 2001, pag. 107

Accame, Giovanni Maria. "Le Figure Mancanti", Le Figure Mancanti, catalogo
mostra Fondazione Palazzo Bricherasio, Febbraio 2003

Sardella, Federico. "Roberto Caracciolo: Intervista", Le Figure Mancanti,
catalogo mostra Fondazione Palazzo Bricherasio, Febbraio 2003

Agostinelli, Francesca. "L"equilibrio della casualità", Il Friuli, 11 Aprile
2003 pag. 15

Accame, Giovanni Maria. "La superficie inquieta", La superficie inquieta,
catalogo mostra
Rocca dei Bentivoglio, Bazzano (Bo), Aprile 2003

Carriero, Marcello. "Le figure mancanti", Arte e Critica, aprile-giugno 2003,
numero 34 pag.76

Spadoni, Claudio. "Astratti ma vivi", Il Resto del carlino, 16 maggio 2003pag. 5

Gorman, Richard. "Roberto Caracciolo" Triangolino, catalogo per la mostra
al Riverbank Arts Centre, Newbridge Co, Kildare, Irlanda
Codognato, Mario. Testo per il catalogo, Galerie Blancpain Stepczynski, Ginevra,
febbraio 2004

Accame, Giovanni Maria. "Mutevoli Confini", Galleria Edieuropa, Roma

Tonelli, Marco. "L'arte tra opera e sistema", catalogo XIV Quadriennale di
Roma, ed. Electa, marzo 2005

 

 

 

Roberto Caracciolo - Esposizioni

Nato a New York nel 1960. Vive e lavora a Roma.

ESPOSIZIONI

 

1986

Galleria Alberto Weber, Torino

1988

Galleria Alberto Weber, Torino

1989

Galleria MR, Roma
Collages and Drawings by Roberto Caracciolo and Chuck Dugan, Janie
C. Lee Gallery, Houston TX
Galleria Corraini, Mantova

1990

Galleria Valeria Belvedere, Milano
André Emmerich Gallery, New York

1991

André Emmerich Gallery, New York
Galleria Alberto Weber, Torino
Galleria Valeria Belvedere, Milano

1992

Galleria Corraini, Mantova

1993

André Emmerich Gallery, New York
Galleria Totem - Il Canale, Venezia

1994

Galleria I Maestri Incisori, Milano

1995

Gianluca Collica Contemporanea, Catania
Galleria Corraini, Mantova
Galleria Totem - Il Canale, Venezia
Galerie Alessandro Vivas, Parigi

1996

Galleria Valeria Belvedere, Milano
Associazione "Didee", Siena
I.S.A. Gallery, Montecastello di Vibio (PG)

1997

I..S.A. Gallery, Montecastello di Vibio (PG)
Associazione Culturale Extra Moenia, Todi (PG) con Seán Shanahan
Galleria Valeria Belvedere, Milano

1998

Galleria Corraini, Mantova con Giacinto Cerone
Galleria Valentina Moncada, Roma
Earl McGrath Gallery, New York

2000

Galleria Corraini, Mantova
Galleria Plurima, Udine
Galerie Blancpain Stepczynski Bouvier, Ginevra

2003

Galleria Plurima, Udine
Grossetti Arte Contemporanea, Milano

2004

Galerie Blancpain Stepczynski, Ginevra
Galleria Fenderesky, Belfast

 

MOSTRE COLLETTiVE

 

1983

"Giovani Artisti Umbri", Todi ( Perugia )

1985

"Artisti a Roma", American Academy in Rome, Roma
"Progetto Impossibile", Palazzo Braschi, Roma

1986

"Aria", San Miniato (PI) e Roma. Curata da M. Carboni

1987

XXX Biennale - Città di Milano, Palazzo della Permanente, Milano

1988

Jeune Ecole de Rome, Galerie Faris, Parigi
"Ucronia", Kunstverein, Ludwigshafen, Germania. Curata da F. Poli
"Oasi nello Spazio", Palazzo Ducale, Mantova. Curata da M. Corgnati

1989

"Premio Saatchi & Saatchi per Giovani Artisti", Palazzo delle Stelline,
Milano
"Un Anno e Dintorni", Galleria Alberto Weber, Torino
Artefiera - Bologna, Bologna
"Acquisizioni 1989", Galleria Civica, Modena

1990

"Caracciolo, Fonticoli, Longobardi, Van Zelm", Studio Gianni Caruso,
Torino. Curata da M. Corgnati
"Paesaggio Occidentale", Galleria Corraini, Mantova.
Curata da M. Corgnati
"R. Caracciolo, S. Cattaneo, P. Perrone", Palazzo del Governatore,
Cento (FE). Curata da G. Bonomi
"Musica da Camera", Pinacoteca Comunale, Ravenna.
Curata da M. Corgnati
"Opera Nuova", Galleria Civica d' Arte Contemporanea, Comune di Termoli.
Curata da F. Gallo

1991

"La Collezione", Rocca di Umbertide

1992

"Disegni", Galleria Valeria Belvedere, Milano
"Drawing in Black and White", André Emmerich Gallery, New York
"The Inaguration of TennisportArts", TennisportArts, New York. Curata
da C. Haub
"Figure della Geometria", Galleria AAM, Roma

1993

"A Grand Tour", Swiss Institute, New York
"Just Art", 110 Greene St, New York
"Silent Echoes", TennisportArts, New York. Curata da C. Haub
"Group Exhibition", Jaffe BAker Blau Gallery, Boca Raton, Florida
"Classical Abstraction", Spratt Gallery, San Jose, CA
"Forma Italiana - Individualità", Confini Arte Contemporanea, Cuneo.
Curata da F. Poli
"Geometric Abstraction", André Emmerich Gallery, New York

1994

"Forma Italiana - Individualità", Galerie Vivas, Parigi. Curata da
F. Poli
"Que Bien Resistes!", Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, Arezzo.
Curata da E. Crispolti
"Primordi", Triennale di Milano, Milano. Curata da M. Morganti

1995

"Astrattamente", La Nuova Icona, Venezia. Curata da M. Morganti
"Non Plus Ultra", Lorenzelli Arte, Milano

1996

"Consistenza della Pittura" - 48 Edizione Premio Michetti,
Francavilla al Mare (CH)
"RipArte", Roma
"Libera Interpretazione", Pinerolo (To)
"Stellarium", Napoli

1997

"New York - New Generation", Palazzo della Penna, Perugia. Curata da
B. Rose

1998

"Summer Show", Earl McGrath gallery, New York
"Pittura Aniconica", Galleria Comunale d"Arte Moderna, Bologna
"Stocking Stuffers", Earl McGrath gallery, New York

1999

"Sulla pittura-Artisti italiani sotto i quaranta anni", Palazzo Sarcinelli,

Conegliano (Ve)

2000

Collettiva, Galleria Plurima, Udine

2001

"L"arte contemporanea X Roma", Opera Paese, Roma
"Figure Astratte", Palazzo Rospigliosi, Roma. Curata da Giovanni Maria
Accame

2002

"Sei", Galleria Corraini, Mantova
"Astrazione Zero", O"artoteca, Milano. Curata da Angela Madesani
San Donato, Milano
San Benedetto del Tronto
"Territori", Certosa di Pontignano, Siena
"PitturAstratta", Grossetti Arte Contemporanea, Milano
"New Works on Paper", Fenderesky Gallery, Belfast
"In anni vicini per differenze e affinità", Galleria Plurima, Udine
"Piccoli Formati", Extra Moenia, Todi (PG)

2003

"Le Figure Mancanti", Fondazione Palazzo Bricherasio, Torino. Curata
da Giovanni Maria Accame
"La superficie inquieta", Rocca dei Bentivoglio, Bazzano (Bo)
"GenerAzione", Grossetti Arte Contemporanea, Milano
"Artisti della galleria", Galleria Plurima, Udine
"Triangolino", The Riverbank Arts Centre, Newbridge, Co Kildare, Irlanda
"Senza Titolo", Galleria Plurima, Udine

2004

"Mutevoli Confini", Galleria Edieuropa, Roma
"Compendium", Barbara Behan Gallery, Londra
"Astrattamente", Grossetti Arte Contemporanea, Milano
"Paper Works", Barbara Behan Gallery, Londra
"Carta Canta", Grossetti Arte Contemporanea, Milano
"Vedo Rosso", Galleria Edieuropa, Roma
"New Abstractions", Galerie Beukers, Rotterdam

2005

XIV Quadriennale, Galleria Nazionale d"Arte Moderna, Roma
"T.E.C. Le tecniche esecutive dell"arte contemporanea", Scuderie Aldobrandini,
Frascati

Roberto Caracciolo - Bio

Nato a New York nel 1960. Vive e lavora a Roma.

BIO

 

Ha studiato al United World College of the Atlantic, all' Istituto d'Arte di Urbino e al New York Studio School. Ha, inoltre, insegnato o tenuto seminari presso l'Accademia di Belle Arti di Torino, l'Accademia di Belle Arti di Perugia, alla Scuola di Specializzazione in Storia dell'Arte dell'Università di Siena, al New York University Master in Arts program di Venezia, alla Rhode Island School of Design a Roma e al International School of Art di Montecastello ( Perugia ).

Attualmente è professore di disegno presso la New York University a Firenze.

Maria Morganti - Testi

Nata a Milano nel 1965. Vive e lavora a Venezia.

TESTI

 

· Francesco Iacono, Art Diggers, "Juliet", n.25, aprile-maggio 1986
· Roland Mattes, Einladung, cat. Galerie Altstadt, St. Gallen, Schweiz, 1998
· Diego Collovini, Quadrichromia, cat. Galleria Plurima, Udine 1998
· Elisabetta Longari, De Pictura Picta, cat. Galleria Care Of, Milano 1990
· Elisabetta Longari, Note sparse sulla situazione della giovane arte lombarda agli albori degli anni '90, "Terzo occhio", n.1 (54), marzo 1990
· Bianca Tosatti, Villa Gioiosa, cat. Galleria Care Of, Milano 1991
· Antonella Micaletti, Scrittura "a programma". Maria Morganti, "Titolo", n.5, estate 1991
· Gilberto Pellizzola, Notizie di Pittura , cat. Centro attività visive, Ferrara 1992
· Antonella Micaletti, La collocazione del quadro, cat. Convivenze, Galleria Faustini, Firenze 1992
· Joachim Burmeister, Un simpatico dilemma non soltanto fiorentino: dove mettere l'arte?, cat. Convivenze, Galleria Faustini, Firenze 1992
· Antonella Micaletti, Astrattamente, cat. Galleria Nuova Icona, Venezia 1995
· Chiara Bertola, Notizie da Venezia , "Flash Art", anno XXVIII n. 192 giugno 1996
· Giovanni Maria Accame, Una situazione di fine millennio, cat. Collezione Hotel Rechigi, Galleria Il Disegno, Mantova 1996
· Manuela Zanelli, Armonie della disarmonia: arte italiana di una generazione di mezzo, cat. Collezione Hotel Rechigi, Galleria Il Disegno, Mantova 1996
· Florence Lynch, Maria Morganti. Venezia 1994/95: Paintings and works on paper, cat. Art Nation Project, New York 1997
· Vito Apuleo, Maria Morganti a New York: il corpo, che bel quadro, "Il Messaggero", 24 maggio 1997
· Un'astrattista a New York, "Olis", anno 3, num. 16, maggio-giugno 1997
· Antonella Micaletti, Maria Morganti, "Titolo", anno 8, num. 24, autunno 1998
· Giovanni Maria Accame, La pittura riflessiva, trent'anni di esperienze e differenze, cat. Arte Italiana. Ultimi quarant'anni. Pittura aniconica, Galleria Arte Moderna Bologna, Edizioni Skira, Milano 1999
· Sabrina Zannier, Le molte vie della ricerca astratta, "Messaggero Veneto", 9 febbraio 1999
· Florence Lynch, Outside edge: A Survey, cat. Université Sorbonne, Paris 1999
· Alessandra Pioselli, Imparare l'arte, "Carnet", anno V n. 8, agosto 2000
· Chiara Bertola, Veneto, sguardi interiori, "Flash Art", anno XXXIII n. 220 febbraio-marzo 2000
· Cvh., Variationen von Rot, Maria Morganti in der Frankfurter Galerie Arte Giani, "Frankfurter Allgemeine Zeitung", 24 Februar 2000
· Angela Madesani, I nuovi dell'arte. Saranno famosi, "La Città", Milano maggio 2000
· Paola Tognon, vocazioni: femminile, plurale cat. Vocazioni. Arte e vita come necessità, Silvana editoriale, Bergamo 2000
· Francesca Pasini, "La capitale della mente è il cuore", cat. Vocazioni. Arte e vita come necessità Silvana editoriale, Bergamo 2000
· Angela Madesani, Pittura totale, cat. Nuova Icona, Venezia 2000
· Barry Schwabsky, Toward the Unity and Multiplicity of Color, cat. Nuova Icona, Venezia 2000
· Paola Tognon, Maria Morganti, "Titolo", anno XI, n.33, autunno 2001
· Lily Faust, Maria Morganti, "M, The N.Y. Art World.com", february 2001
· Gilberto Pellizzola, Quattro passi (nel colore di Maria Morganti), Zuni, Ferrara 2001
· Lilly Wei, Monochrome/ Monochrome?, Florence Lynch Gallery, New York 2001
· Angela Madesani, Pitture?, Studio G7, Bologna 2001
· Barbara Mac Adam, Monochrome/Monochrome?, recensione,"Art News", New York, Maggio 2001
· Viviana Tessitore, Maria Morganti, Insistence, recensione, "Titolo", anno XII, n.35, estate 2001
· Giovanni M. Accame, Figure astratte, Campisano editore, Roma 2001
· Claudio Cerritelli, Volontà di pittura, in G.M. Accame, Figure astratte, Campisano editore, Roma 2001
· Angela Madesani, Apriamo la gabbia dell'astrazione, "Ipso Facto", n.11, settembre-ottobre 2001
· Angela Madesani, Astrazione zero, cat. mostra Artoteca Milano marzo 2002
· Angela Madesani, Astrazione "Juliet", dicembre 2002-gennaio 2003
· Rosella Prezzo Maria Morganti. Le dimensioni del colore, mostra Grosetti, marzo 2003
· Barry Schwabsky, A Benjaminian view of colour, "Contemporary", n. 58, London, january 2004
· Lucio Pozzi, Artisti, conformatevi:si fanno più soldi, "Il Giornale dell' Arte" n. 230, marzo 2004
· Giorgio Bonomi, Oltre il Monocromo, testo catalogo mostra Fondazione Zappettini, Chiavari 2004
· Chiara Bertola, Un colore mutevole come la vita, Galleria Michela Rizzo, Venezia 2005
· Susan Harris Mediating Our inner and Outer Worlds, Galleria Michela Rizzo, Venezia 2005
· Mauro Panzera Intorno al tempo in arte: primi appunti, "Artalgia", fascicolo II, anno I, maggio 2005
· FrancescaTurchetto, Maria Morganti, Graziano Negri, Titolo, Anno XVI, n.47, Primavera-estate 2005
· Gabi Scardi, Maria Morganti dipinge ogni giorno, Galleria Rubin, Milano 2005
· Tommaso Benelli Cannaregio 4842, Galleria Rubin, Milano 2005
· Angela Vettese, Palazzetto Tito, Bevilcqua La Masa, Venezia 2006
· Marta Savaris, Colori per un diario, "Flash Art", aprile-maggio 2006

 

Nella mia prima visita nel suo studio, ho parlato con Maria Morganti sotto un dipinto a dominante rosso in cui era evidente il segno centrifugo del colore; il lavoro sembrava essere stato fatto con una grande forza fisica, o quantomeno con un coinvolgimento totale del corpo. L'immagine che ne derivava aveva anch'essa qualcosa di corporale e poteva ricordare un vaso arterioso o un utero. Questo eventuale richiamo narrativo, però, non si mischiava a un compiacimento figurativo: era evidente anzi lo sforzo di cancellare la realtà del qui e ora, proprio attraverso quel moto vorticoso che dilavava ogni immagine.
Questa tendenza a negare il racconto e a sublimare l'elemento cromatico mi è stata chiara in un'altra serie, precoce anch'essa ma successiva alla prima, in cui lo sforzo di rendere astratta la superficie generava strutture geometriche, trapezi, forme incorniciate da piccoli bordi di colore, che si stringevano come cupole quadrangolari verso il bordo più alto della tela.
Queste due modalità di fuggire l'immagine sono all'origine delle superfici astratte della produzione più recente dell'artista; ma si intravedono ancora, con uno sguardo attento, sotto gli strati e le bande di cui sono costituiti i suoi quadri.
Il lavoro recente è composto da vari gruppi di operazioni. Costante è il tipo di tecnica, con pochissime variazioni: pastelli a olio e colori a olio piuttosto opachi, con una bassa dose di solvente e quindi ancora la necessità di venire "tirati" quasi fossero cera.
Un primo nucleo - il più evidente - è costituito da quadri che, benché impropriamente, definiremo monocromi. Si tratta di superfici di dimensioni variabili su cui l'artista riporta strati di colore anche molto diverso uno sopra l'altro, dopo avere atteso l'asciugatura completa di quello sottostante. Una traccia di questo procedimento sta nel bordo in alto, dove restano testimonianze sottili di ogni passaggio. La differenza apprezzabile però sta soprattutto nel colore finale, che non è mai uguale a un altro perché ottenuto con sovrapposizioni diverse. I verdi, i viola, si rossi, a uno sguardo solo superficiale possono essere riconosciuti come identici. In questi quadri l'accento è posto sull'idea di similitudine, che è concettualmente all'opposto dell'eguaglianza. Anche per piccoli scarti possono esserci colori parenti, fratelli cugini o anche gemelli monozigoti, ma che nel tempo e col passare delle esperienze - cioè degli strati di colore che agiscono inesorabili anche se impercettibilmente - si diversificano. I quadri possono essere grandi o piccoli, quadrati o preferibilmente quadrangolari, sempre con grossi telai e una struttura tradizionale del fare pittura: l'artista non ha mai abbandonato una procedura canonica. Se consideriamo che attorno a sé, a Venezia, ha sempre saputo raccogliere artisti delle tendenze più diverse; se pensiamo al grado di informazione che le hanno dato i suoi studi a New York; se riflettiamo sulla sua conoscenza e sul suo apprezzamento di pratiche concettuali anche decisamente radicali, non si può non comprendere come l'avere abbracciato la "forma quadro" sia una scelta e un'asserzione di fiducia in un mezzo, che oltretutto implica solitudine e concentrazione. Per inciso, forse da questo voluto isolamento nasce il bisogno di confronto serrato con altri artisti, così attivo mentre i quadri riposano.
La seconda tipologia di opere, abbastanza recente, comprende strisce fortemente orizzontali. Le sovrapposizioni di colore sono le stesse che nella serie dei monocromi, ma qui il fuoco non sta nel colore quanto nel rendere esplicito un processo. La prima banda viene stesa su tutta la striscia. La seconda, a colore asciugato, su di una parte della striscia che lascia intravedere per qualche centimetro lo strato precedente. La medesima distanza è mantenuta per tante volte quante sono le passate di colore. A loro volta, queste sono determinate dallo spazio a disposizione sulla striscia: l'opera termina quando non c'è più posto per aggiungere. Per compiersi, una striscia può avere bisogno di alcuni mesi o di poche settimane. E' un processo che ha in sé, come una norma genetica, il suo specifico dispositivo di crescita.
Un'ulteriore tipologia di lavoro risiede nelle carte. Sono fogli da disegno che vengono coperti da campiture quadrangolari libere, sovrapposte le une alle altre secondo il desiderio del momento e senza il vincolo di dare luogo alla fine a un tipo di forma unitaria. L'opera intera, in effetti, è un diario in progress dell'utilizzo nello studio di certi toni e di certi ritmi: unendo le carte è nata una parete che è stata numerata dall'uno in poi, con i fogli fissati da puntine metalliche e senza cornice, con una regolarità costruttiva e un effetto finale da mosaico. A un certo punto la serie finirà e il lavoro verrà considerato concluso: non c'è l'idea di un procedere senza fine come nel lavoro di Opalka o di On Kawara.
Il rimando a questi ultimi autori, però, è necessario per comprendere come la variabile che tiene insieme queste carte e, in fondo, tutte e tre le tipologie di opera descritta, è soprattutto il tempo. Le opere di Maria Morganti si presentano come ritratti dello scorrere delle cose sotto forma di colore; questo colore è, infatti, il frutto di una successione regolata né dagli stati d'animo né da una regola ferrea: non c'è intimismo emotivo ma neppure insistenza sulla logica. Il sovrapporsi dei momenti e dei colori è dettato dal normale correre delle cose. Il lavoro potrebbe ricordare utopismi o eredità dalle avanguardie storiche più ricche di ideologia e di fermezza, ma in effetti va in direzione contraria. Come spiegano i bordi sfrangiati di colore, i segni del pennello che non è stato possibile eliminare, la disposizione randomizzata delle carte, qui si racconta un "fare come si può" che tiene conto di imprevisti e di adattamenti.
Per quanto grandi possano esser certi maestri e imponente la loro influenza, Maria Morganti è lontana dal "dipingere piatto" di Ellsworth Kelley o dal "cercare il bianco" di Robert Ryman; in generale il suo lavoro abbraccia un metodo che è anche guida all'azione e grandissima disciplina, ma ripudia ogni dogmatismo per tenersi flessibile al caso e aperto al mondo. Una tecnica antica declinata verso l'etica laica di oggi: nessuna confusione tra fondamentalismo e fedeltà alle proprie convinzioni, nessuna norma che possa mai dirsi definitiva, nessun colore o pensiero o momento che sia mai uguale ad altro.

Angela Vettese