Carla Mura - Esposizioni

Mostre Personali

e Collettive

 

 

Dicembre 2001

Confronti Nazionale nell’Arte

2a Mostra Nazionale – Cittadella dei Musei – Cagliari

 

Settembre 2001

Aldilà delle Apparenze

Mostra Personale – Atelier della Cornice – Cagliari

 

Aprile 2004

Di Segni e di Sogni

Mostra Collettiva – Associazione Culturale Rainbow – Progetto Aperto Galleria G28 – Cagliari

 

Giugno 2003

Rassegna “Imperfetto Futuro”

Art in Progress – IV Edizione Parco Pubblico Comunale – Sarroch

 

Maggio 2003

Rassegna “Imperfetto Futuro”

Art in Progress – Centro Culturale Man Ray – Cagliari

 

Maggio 2003

Catarsi - Mostra Collettiva – Centro Culturale Man Ray – Cagliari

 

Aprile 2003

Corpo Segno Superficie

Rassegna Internazionale di Arti Visive e Contemporanee – Castello Estense – Ferrara

 

Febbraio 2003

K. Variazioni

Mostra Personale – Centro Culturale Man Ray – Cagliari

 

Dicembre 2005

Amado Mio

Mostra Collettiva – Omaggio a Pierpaolo Pasolini – Teatro Civico di Sinnai (Ca)

 

Settembre 2005

Omaggio a PierPaolo Pasolini

Mostra Collettiva – Galleria La Bacheca – Cagliari

 

Marzo 2005

Per filo e per segno

Carla Mura, Gianni Atzeni, Italo Medda – Galleria g28 – Palazzo Marini – Cagliari

 

Febbraio 2005

Piccolo Formato

Mostra Collettiva – Spazio Zoom – Cagliari

 

Febbraio 2005

Centro Culturale Man Ray 1995-2000

Mostra Collettiva – Centro Culturale Man Ray – Cagliari

 

Settembre 2004

Piccolo Formato/3

Mostra Collettiva – Petites Perceptions Associazione Culturale Rainbow

Progetto Aperto Galleria G28 – Cagliari

 

 

 

Giugno 2004

Interazioni XVII

Festival Internazionale di Performing Arts, Video e Installazioni – Poliartstudio – Cagliari

 

Maggio 2004

Piccolo Formato/1

Mostra Collettiva – Associazione Culturale Rainbow – Progetto Aperto Galleria G28 – Cagliari

 

Novembre 2008

Fiera dell’Arte Accessibile - Milano

 

Luglio – Ottobre 2008

SUPERMART Arte al cm quadro

Galleria Arch Art & Jewels – Roma

 

Maggio 2008

L’incerta traccia della sola strada

Mostra personale – Studio E.M.P – Roma

 

 

2007 Ð 2008

Esposizione Permanente Galleria La Tartaruga - Roma

 

Aprile 2007

Fili

Mostra personale – Tad Concept Store – Roma

 

Settembre 2006

Tile de Sign Collection a cura di Laura Villani – Rimini

 

Marzo 2006

Esposizione Galleria Sterling - Roma

 

Febbraio 2006

Esposizione Studio GI.GA – Roma

 

Settembre 2009

E tu, tu sei reale?

Museo Archeologico di Stato di Grodno (Bielorussia)

 

Marzo 2009

Biennale del Mediterraneo

Palazzo Marchesale “De Franchis” – Taviano (LE)

 

Gennaio 2009

Esposizione Galleria D’Arte Ferraro - Roma

 

Settembre 2010

Electronic Art Cafè

Progetto Marchio EAC a cura di Achille Bonito Oliva e Umberto Scrocca – Piazza Farnese – Roma

 

Febbraio 2010

AB Factory

Evento d’arte visiva e performance – Roma

 

Gennaio 2010

Electronic Art Cafè

Progetto a cura di Achille Bonito Oliva e Umberto Scrocca – Filo – Roma

 

Dicembre 2010

Babel , 80 artisti 80 linguaggi

999 Gallery (Studio Soligo) – Roma

 

Dicembre 2010

20 x 20

Galleria La Tartaruga – Roma

 

Dicembre 2010

1 Opera Gallery – Cinetica a cura di Mariano Ipri, Giuseppe Ruffo e Pietro Tatafiore - Napoli

 

Ottobre 2010

Microcose

in collaborazione con Arion Associazione artistica e culturale, Centopercentoperiferia

 

Ottobre 2010

Centro Simed , esposizione a cura di Hofficina d’Arte – Piazza di Spagna – Roma

 

Settembre 2010

Microcose

in collaborazione con Arion Associazione artistica e culturale, Biblioteche di Roma, Comune di Roma

 

Marzo 2011

EAC – 150 anni dell’Unità d’Italia

Progetto a cura di Achille Bonito Oliva e Umberto Scrocca – Roma

 

Marzo 2011

God Save The Culture

Largo Baracche a cura di Giuseppe Ruffo, Mariano Ipri, Pietro Tatafiore, Napoli

 

Novembre 2011

Quadratonomade

progetto a cura di CentoxcentoPeriferia Arte in Movimento – Onna (Abruzzo)

 

Ottobre 2011

Immagini di fili

patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova – Galleria La Rinascente – Padova

 

Giugno 2011

Microcose, progetto a cura di Centoxcentoperiferia Arte in Movimento – Posta (RI)

 

Giugno 2011

Divina Commedia a cura di Giuseppe Ruffo, Mariano Ipri e Pietro Tatafiore –

 Presentazione in catalogo di Achille Bonito Oliva – PAN – Palazzo Arti Napoli

 

Giugno 2011

Terza Edizione EMERGENZE

a cura di Paola Consorti – Omaggio a Piero Dorazio e Gianni Asdrubali – Roma

 

Maggio 2011

The First Art Hotel

a cura di Anna Marra – Mara Coccia Arte Contemporanea – Roma

 

Novembre 2012

55° Salon d’Art Contemporain de Garches - Paris

 

Dicembre 2012

Between a cura di Centopercentoperiferia – Quadratonomade – Sala Umberto – Roma

 

Dicembre 2012

Solidali con l’arte

Albornoz Palace Hotel – Spoleto

 

Novembre 2012

Fiera Arte Padova - Vecchiato Art Galleries

 

Ottobre 2012

Centrali Aperte – Quadratonomade

a cura di Centopercento Periferia – Centrale Idroelettrica di Acquoria – Tivoli – Roma

 

Ottobre 2012

Europa

critica stereofonica di Achille Bonito Oliva – mostra collettiva – progetto a cura di Limes Club Roma

e Flavio Alivernini – Ekos Gallery – Roma

 

Maggio 2012

Carla Mura

testo in catalogo di Luca Beatrice – Libreria La Diagonale – Roma

 

Marzo 2012

Basta una linea a fare un paesaggio

a cura di Luca Beatrice – Vecchiato Art Galleries – Padova Maggio 2013

 

La Divina Commedia

a cura di Giuseppe Ruffo, Mariano Ipri, Pietro Tatafiore – testi in catalogo di Achille Bonito Oliva,

Mario Franco, Marco Lista ed altri curatori

 

Febbraio 2012

Quadratonomade – Opere d’arte in scatola

progetto a cura di CentoxcentoPeriferia Arte in Movimento – Palazzo delle Esposizioni – Roma

 

2015

Arte Fiera Verona

Talk “A tu per tu” a cura di Andrea Aquilanti – Galleria Bianca Maria Rizzi e Matthias Ritter

 

2015

Galleria 33

Mostra a cura di Tiziana Tommei – Pietrasanta – Toscana

 

2015

Galleria Bianca Maria Rizzi e Matthias Ritter

Architetture Sensibili a cura di Alessandro Riva – Catalogo Maretti Editore – Milano

 

2015

Mostra Praestigium Contemporary Artists from Italy

Mostra relativa al progetto Imago Mundi/Fondazione per l’Arte Contemporanea Luciano Benetton a cura di Luca Beatrice – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – Torino

 

Novembre 2014

Et in Arcadia Ego

A cura di Efisio Carbone nell’ambito della mostra “Metti un nido in cittadella” progetto del Centro Culturale Man Ray – Spazio San Pancrazio – Cittadella dei Musei – Cagliari

 

Giugno 2014

Nulla è come sembra

(bipersonale) A cura di Tiziana Tommei – Galleria 33 – Arezzo

 

Marzo 2014

Imago Mundi

Acquisizione artista dalla Fondazione Luciano Benetton

 

Febbraio 2014

Temple University

La grande Illusione a cura di Manuela de Leonardis – Roma

 

Gennaio 2014

Carta d’identità

(mostra personale) a cura di Fabio Migliorati con il Patrocinio del Comune di Arezzo – Palazzo Chianini Vincenzi (Arezzo)

 

Dicembre 2012

Carta Canta

collettiva di opere a cura di Giuseppe Ussani D’Escobar – La Diagonale Libreria/Galleria – Roma

 

2016

Architetture Sensibili in Break a cura di Anja Gunjak Mirafiori - Motor Village – Torino

 

2016

Arte Fiera Bologna –

Stand Maretti Editore – Catalogo Carla Mura

 

2016

La strada di mattoni gialli Gold for Kids, asta silenziosa a favore della Fondazione Umberto Veronesi – Oncologia Pediatrica.

Galleria 33 – Arezzo

 

2017

THREADS a cura di Alessandro Riva

Galleria Grossetti – Palazzo Brandolin Rota – Venezia

 

2017

Paratissima – Mostra “A doppio Filo” a cura di AnnaChiara De Maio

Ex Caserma La Marmora – Torino

 

2017

“Poker di Donne” – Galleria Marzia Spatafora – Brescia

Carla Mura - Testi

Luca Beatrice, curatore d’arte ormai noto dice  di lei : È sufficiente una linea per rappresentare una città. Guardiamo un colore e vediamo un intero paesaggio. Nei segmenti e nei pattern cromatici di Carla Mura ci sono visioni di panorami, aperture su strade e città, finestre di una casa metropolitana, vetri opachi di un vagone di un treno, forse di un autobus, segnati dalla pioggia o dalla polvere stratificata. Non c’è rappresentazione eppure crediamo di vederli. Il bisogno di realtà impone di attribuire nomi all’astrazione. In alcuni casi viene in aiuto il titolo: “Libellula”, “Pullman”, “Metropoli”.

Il filo di cotone si sostituisce così ad acrilici e olii in risultati di sorprendente armonia cromatica e di cartesiana –nel senso di equilibrata- composizione visiva.

Da Kiki Smith a Claudia Losi e ancor più esplicitamente nel lavoro dell’egiziana Ghada Amer, il ricamo diventa cifra stilistica per riflettere sulla dimensione della femminilità nella cultura dominante.Carla Mura, diversamente dalle sue contemporanee, abbandona la figurazione per giocare in maniera più ironica con il materiale che diventa il soggetto stesso della rappresentazione. Come lei la giapponese Minjung Kim (utilizzando la carta velina) o l’argentina Alejandra Padilla (con la carta di giornale pressata). Certo i riferimenti estetici non le mancano, ma l’operazione di Carla Mura è meno fredda e distaccata dei suoi padri concettuali; in lei la manualità, l’azione associata al risultato ottenuto, rivela una visionarietà diversa, come detto, più intima.

Sono dettagli e ingrandimenti che fanno parte di un insieme reale ricostruito solo percettivamente. Allo stesso modo, l’abitudine alla visione fa nascere il dubbio che si tratti di pittura, di una stesura a olio graffiato di matrice espressionista. Lo sguardo disattento e sfocato fa pensare a un pennello spesso di colore trascinato sulle tele, come quelle dell’inglese Jason Martin e, prima ancora, del grande francese Pierre Soulages. Tutto questo meraviglioso mondo del filo è entrato a far parte della tecnica spontanea che Carla Mura ha per realizzare le sue opere. Attualmente vive e lavora in Veneto.

 

Carla Mura - Bio

Carla Mura nasce a Cagliari nel 1973. Dopo un lungo periodo di sola pittura inizia a realizzare le sue opere utilizzando un nuovo materiale da lei molto amato, il filo. Tutto questo meraviglioso mondo del filo è entrato a far parte della tecnica spontanea che Carla Mura ha per realizzare le sue opere differenziando i supporti che spaziano dal legno alle pietre marmo e travertino, al plexiglass, alla tela. Utilizza i suoi fili in percorsi lenti e misurati, li annoda, li incrocia in continui rimandi dal prima al poi, li organizza in sequenze ritmiche o libere combinazioni, in configurazioni cartesiane o intricati reticoli, li inabissa sotto grovigli inestricabili di altri fili, quasi voglia contrastare l’ineluttabilità dell’atto estremo di Atropo e quindi la fine della vita.

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Niccolò Mandelli Contegni - Esposizioni

2015 "Sculture e Disegni",Il cacciatore di radici, Galleria Palmieri - Busto Arsizio, Varese

2015 "ArteFiera Bologna" ,Morotti Arte Contemporanea -Daverio,Varese

2014 "Affordable Arte Fiera", Milano, Morotti Arte Contemporanea - Daverio,Varese

2014 "ArtVerona", Morotti Arte Contemporanea - Daverio,Varese

2014 "ArtePadova", Morotti Arte Contemporanea - Daverio,Varese

2014 "ArteGenova", Morotti Arte Contemporanea - Daverio, Varese

2013 “Ritorni”, mostra personale - Morotti Arte Contemporanea – Daverio, Varese

2013 “Affordable Arte fiera”, mostra collettiva - Morotti Arte Contemporanea – Daverio, Varese

2012 “Futuro Arcaico”, mostra personale - Chiostro di Voltorre, Gavirate, Varese

2012 Mostra personale - Galleria Arte+, Bologna

2012 Mostra personale - Banca Cesare Ponti - Varese

2012 “Versi in fuga”, mostra collettiva - Spazio Binario 7 - Monza

2010 Settima Biennale Internazionale di scultura della Regione Piemonte - mostra collettiva – Torino, a cura di C. Cerritelli e M. Corgnati

2009 “Legami di spazio” mostra personale - Galleria Spaziotemporaneo
Testo critico a cura di C. Cerritelli - Catalogo

2009 “Il filo di Arianna” mostra personale - Spazio Veratti - Varese

2009 “Quattro generazioni a confronto” mostra collettiva - Banco Santander - Varese

2009 “Acquisizioni 2009” mostra collettiva - Civico Musero Parisi Valle - Maccagno, Varese
Catalogo a cura di C. Rizzi

2009 “Sintesi” mostra personale - spazio Cesare da Sesto, Sesto Calende, Varese
Testo critico a cura di F. Marcellini

2008 “Il rumore del silenzio” mostra collettiva - Villa Imbonati Cavallasca - Como
Catalogo a cura di L. Cavadini

2008 “Corpi” mostra collettiva - Villa Durazzo - Santa Margherita Ligure, Genova

2007 “Arte x Arte” mostra collettiva - Giubiasco, Svizzera

2006 “Mimmo Rotella e gli artisti del lago” mostra collettiva
Chiostro di Voltorre - Varese - Catalogo a cura di L. Schiroli

2006 “Di legno e di spirito” mostra personale - Galleria Spazio Zero - Gallarate, Varese

2005 “Da testimoni a testimoni” mostra collettiva Galleria Ghiggini – Varese

2005 “Scultura Lombarda nel Seprio” mostra collettiva Monastero di Torba
(proprietà FAI) - Gornate Olona, Varese - Catalogo a cura di L. Cavadini

2005 “Sculture” mostra personale - Galleria Mosaico - Chiasso, Svizzera
Catalogo, testo critico di L. Cavadini

Niccolò Mandelli Contegni - Bio

Nato a Varese il 20 agosto 1967. Terminati gli studi in legge, inizia a dedicarsi alla
scultura a tempi pieno , viaggiando in tutto il mondo, fino a stabilirsi in America
Centrale. Qui realizza scultura di grandi dimensioni, usando vari legni tropicali.
Ritornato stabilmente in Italia si accosta prima alla lavorazione della pietra e del
marmo e , egli ultimi anni, a quella del ferro, usato spesso in combinazione con il
legno. Vive e lavora a Varese.

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Livio Marzot - Testi

Nato nel 1934 a Induno Olona, Italia

Perchè, in questi ultimi anni alcuni pittori nuovi tendono, con particolare predilezione, ad abbandonare i colori a olio, o addirittura le tele, per usare materiali più vicini alle moderne industrie, sviluppando così la « pittura-og-getto »? Che cosa è dunque questa « pittura-oggetto »? Già Lucio Fontana, coi suoi strappi e tagli sulle tele, aveva in Italia, fin dall'immediato dopoguerra, superato i generi di pittura e scultura: il suo era un segno-gesto, nel clima, da lui stesso creato, dello Spazialismo, ma il quadro acquistava nuovo valore di oggetto e la superficie, anche se tagliata o bucata, risultava alla fine più nitida. Certamente gli assemblages di origine dadaista, ma in maggiore sviluppo nella Pop-art, hanno fatto sentire il fasci-no di nuove materie in rilievo: la pittura è diventata sempre più oggetto, ma non soltanto nel campo della figura-zione che contamina vita e arte, cioè della Pop-art stessa; è diventata oggetto anche nello sviluppo di tendenze più spaziali o astratte. A volte è come un ritorno totemico: l'oggetto colorato sembra imporsi con effetti magici. Altre vol-te però è un bisogno di usare materiali inediti, acri, non facilmente pittoricistici: ed anche una necessità di ridur-re alla purezza più essenziale la pittura. E' così che le strutture plastiche primarie fanno tutta una cosa con la pit-tura-oggetto: o almeno, diventano due aspetti di una ricerca che ha radici comuni. Infatti le recenti composizioni di Marzot, a cui è giunto con conseguente, interiore sviluppo di linguaggio, sono in sostanza strutturali, ma tendono alle superfici. Mi colpì, al Museo di Arte Moderna di Torino, la sua « Superficie bianca », esposta la scorsa primavera, in occasione della mostra del « Museo sperimentale »: tra le altre opere di giovani, si distingueva per il nitore della concezione e la presenza espressiva. Questa dell'arte come presenza è una idea a cui sono giunto ormai da anni, e che mi convince sempre di più: l'opera d'arte vera si impone nella sua totalità come essere vivo, come presenza necessaria, e fa intuire ciò che non è detto esternamente. Presenza vuol dire dunque vita interiore, necessità di linguaggio, superamento del gusto: e in genere implica rigore di metodo, ritmo interno, tensione chiusa (come negli esempi diversi di Juan Gris, di Malevic, di Mondrian, di Klee). Marzot, in queste sue recenti composizioni, che si possono anche chiamare « strutture pittoriche primarie », rag-giunge un ritmo largo con pochissimi mezzi espressivi, elementari: dove la curva, anche negli incontri, suggerisce l'idea dell'origine, dell'infinito, in superfici cromatiche nette. Dopo varie ricerche sperimentali, questo linguaggio di Marzot è un punto di arrivo e anche l'inizio, per altre for me primarie: è sempre un linguaggio da seguire con la mas-sima attenzione critica, perchè certamente Marzot è tra i più rigorosi e seri pittori delle nuove generazioni.

Guido Ballo

 

La fiducia ritrovata

Quando ho conosciuto Marzot, all'incirca venticinque anni fa, i quadri che dipingeva non avevano un riferimento diverso da quelli che dipinge oggi: erano quadri di natura. Ben diverso tuttavia appariva il modo del suo dipingere e di come egli guardava il mondo a cui rivolgeva il suo interesse. C'era una sorta d'inconfessata timidezza nelle sue immagini. Allora qualcuno poteva anche pensare che il suo modo di esprimere il proprio rapporto con la realtà dipendesse da una precisa scelta stilistica, da una decisione maturata attraverso una circostanziata coscienza poetica dei problemi. Nella sostanza tuttavia non era così. Il suo disegno era incerto perché incerta era la sua visione, il suo modo di concepire le cose. Nella verità della sua ispirazione egli, infatti, non intendeva enunciare con sicurezza ciò che invece, dentro di lui, era insicuro. Le sue immagini avevano così, di conseguenza, un che di esitante, di articolato con intima perplessità. E anche il colore obbediva alla medesima indecisione. Il pregio di quei lontani dipinti era insomma costituito dalla loro disarmante innocenza, dalla sincerità di un artista che in nessuna maniera voleva apparire ciò che non era, dichiarandosi un artista senza astuzie e malizie formali. È così che io ricordo quel primo Marzot. Certo, la sua vicenda si è pure andata complicando, perseguendo in seguito anche altre tracce dispersive, ma quel primo periodo, a mio avviso, può senz'altro offrire una chiave sicura per interpretare la strada che poi egli ha percorso e le opere che oggi ci presenta. Ce cosa è dunque accaduto in questi anni, che sembra averlo così profondamente cambiato? Indubbiamente il suo percorso è stato un modo per rimontare incertezze e perplessità, per recuperare conoscenza e tecnica, per giungere a superare gli innumerevoli sofismi celebrati dai vari sperimentalismi. Quando oggi guardo i suoi quadri, non posso fare a meno di pensare a quello che diceva qualche anno fa Claude Levi-Stauss. È una citazione che vale davvero la pena di riportare. Diceva: "Se volessi predire ciò che potrebbe essere la pittura di domani, annuncerei una pittura aneddotica e superlativamente figurativa, che al posto di rifiutare il nostro mondo oggettivo, il quale dopotutto è il solo ad interessarci in quanto uomini; oppure d'accettarlo benché tutt'altro che soddisfacente peri i sensi o per lo spirito; sia una pittura capace, con l'applicazione della tecnica più tradizionale, di ricostruire intorno a me un universo più vivibile". Ecco: oggi Marzot dipinge paesaggi, uccelli, nature morte. Si è liberato di ogni complesso, persuaso che l'inizio della nostra salvezza è in una grande riconciliazione con il nostro destino terrestre. L'occhio non ha più pregiudizi, s'allarga intorno, cerca l'orizzonte, il cielo, le nuvole; cerca i canali, le siepi, gli alberi e le erbe; cerca il silenzio, lo stupore, l'incanto. La pittura è calma e distesa, evocatrice di suggestioni segrete, mentre il colore, contrastando ogni facile parossismo, distribuisce accenti di luce e morbide ombre all'interno di una misura che è segno di un governo sensibile dell'intera composizione. La perizia, che in questi anni è andata esercitandosi in ripetute prove, resta assorbita nel generale tessuto di ogni opera, senza bisogno di ostentare i propri meriti esibendosi in giochi di bravura. È questo la sua garanzia, che sa accordare ogni momento creativo in funzione dell'esito finale che illumina l'opera di un'uguale luce espressiva. Sono dunque questi i quadri che Marzot, già da qualche tempo, dipinge, i quadri che adesso egli espone. C'è in essi una grazia, un ascoso fervore, una limpida trasparenza, che ne fa un evento confortante: il segno di una fiducia che rinasce, come la Fenice, dalle ceneri di tanto disperato e inutile cercare.

Mario De Micheli

 

Oltre la presunzione

Oltre alla presunzione di esibire questi miei modesti risultati, spero mi si vorrà perdonare anche quella di aggiungere queste poche righe per tentare di chiarire, per coloro che ne avessero memoria, quello che è stato il senso del mio lavoro negli anni all'incirca dal '66 al '76, in rapporto a quello attuale. Per non addentrarmi in analisi aldisopra della mia capacità intellettiva e di sopportazione di chi legge, solo questo: fu necessario. Per lacerare lo schermo di convenzioni teso tra i nostri occhi e le cose, fu necessario partecipare al processo di auto-analisi e auto-digestione del linguaggio dell'arte, fino alle sue estreme, pericolose conseguenze. Il paradiso dell'apparenza non si svela se non a chi, coscientemente o no, è disceso fino al fondo dell'inferno della smaterializzazione (del linguaggio). Coloro che si erano fermati alla prima apparenza vagano in un limbo larvale di sterili scorie impermeabili alla luce. L'apparenza ritrovata risplende della luce interna della verità totale. Questa nuova realtà che, con la pittura, si è cercato quì di inseguire ha, come qualità predominante, la sospensione del tempo.

Livio Marzot

Antonella Zazzera - Testi

Nasce a Todi ( Perugia ) nel 1976, dove vive e lavora

 L’opera d’arte è l’artista

“Armonica compenetrazione di luce genera cromatismi arcani…

Segnotraccie, Verità Motrici dell’Unicità, plasmano e rivelano Forme  Primarie.

Corpi segreti contengono forze in continua rigenerazione…”

Dalla luce nasce e si materializza “Armonico”. “Formanonforma” incontaminata, pura, spontanea che contiene l’essenza, l’origine, l’istante della formazione… Piani generati in rapporto armonico con lo spazio che li contiene, così che il luogo diviene ventre materno. Vibrazioni dinamiche, trasmutazioni… “Segnotracce” sedimentano scandite dalle ritmiche - spaziotemporali dell’artista. Adiacenze curve, in cui l’essere riscopre la propria dimensione: l’Uomo è Natura – la Curva è Natura – la Realtà archetipale dell’Essere è la Curva…

Verso la ricostruzione della Forma essenziale che contiene la rivelazione della vera dimensione dell’Essere. Luci, ombre, colori, riflessioni, giustapposizioni, animano le forme sinuose. Stati e rapporti mutevoli, cromatismi, originati dalle variazioni temporali della luce.

Turbinii dinamici, vibrante materia, energia… generano movimento…vivificano “Armonico”. Linee di forza si estendono nello spazio. Il filo diviene elemento costruttivo del mistero formale. I segni prendono corpo, si animano in un intreccio armonico che da origine ad un corpo unico in se e unico in tutto, composto da quella trama sedimentata, che cela e nello stesso tempo rivela la natura di “Armonico”.

Antonella Zazzera

Ottobre 2005

 

Armonici

Il filo di rame di differenti colori e spessore è l’elemento unico che, abbinato alla luce, costituisce i lavori più recenti di Antonella Zazzera: gli “Armonici”. Queste sculture, strutture complesse che trovano sistemazione tanto a terra quanto a parete e che recentemente sono state adagiate anche sull’acqua, sono costituite da incommensurabili sedimentazioni di filo del più noto tra i conduttori di energia. Il legame di queste sculture dalle forme primarie, naturali e in stretta relazione con il corpo dell’artista tanto da assumerne le proporzioni, con una certa pittura è palese; con quella di Segantini, di Balla o di Dorazio per esempio, tanto che la loro superficie ci appare come un campo di forze che si aggregano e si respingono come le pennellate in una tela divisionista. Nel loro lento, analitico e sistematico prodursi, queste morbide trame sono distinte e disegnate da zone di respiro e da altre di massima saturazione che suggeriscono la possibilità di spazi altri interni all’opera, anfratti inesplorabili in cui l’unica presenza ipotizzabile e palpabile è quella della luce. Una luce che nutre il corpo dell’opera e che lo rende vivo, vestendolo di una apparente fragilità e di discreto clamore. Una luce che esalta e rileva linee di forza, tesse forme e plasma strutture cangianti, mutevoli e infuocate. Una luce che il filo di rame assorbe, trattiene e sprigiona generando ritmiche cromatiche, interferenze e vibrazioni che minano l’apparente quiete che domina le superfici degli “Armonici”.

Federico Sardella

 

 

Armonica compenetrazione di luce

genera cromatismi arcani…

“Segnotracce”, Verità Motrici dell’Unicità,

plasmano e rivelano forme primarie.

Corpi segreti

contengono forze in continua rigenerazione.

Passaggi vetronitici si animano all’esterno, si materializzano.

Trasmutazioni,

essenzialità inesplorate

in Atto di creazione.

 

 Antonella Zazzera 2004

 

Madre Matrice

Unità concepita nella filtrazione energetica

delle forze cosmiche.

Assimilazione delle essenze vitali;

l’ io e tutto intorno all’io.

Sudario attivo della potenza corporale,

del nostro essere.

“Sindone” sacra d’ogni elemento negli elementi,

l’io, passaggi trasmutativi.

Potenza nella volontà singolare,

attività vibrante, pulsante;

Attività eterna.

Microcosmo elevato al tutto divenire,

alla Trasformazione…. in “alta tensione”.

Il pensiero è potenza, nucleo attrattivo.

Pensieri incessanti in atto di creazione,

attraggono forze corrispondenti.

Intuizione,

l’Assoluto condensato nel punto curvo,

nell’Armonico istante,

nel contatto delle essenze.

Energia… in continuo divenire:

Esistere.

 

Antonella Zazzera 2001

Sergio Ragalzi - Testi

Nato a Torino nel 1951. Vive e lavora a San Giusto Canavese ( Torino ).

Genetica 2093

La nostra percezione del futuro

La nostra percezione del futuro - dico di noi umani nati nella seconda parte di questo secolo ed in procinto di affacciarci al terzo miliennio - comincia quando eravamo bambini e ci parlavano di conquiste spaziali, di una nuova cavaicata neil'ignoto e nel blu dei cielo. Erano ormai passati gli anni della bomba e del terrore atomico: le immagini indelebili del fungo sopra Hiroshima, dei cadaveri immobilizzati come a Pompei sembravano a poco a poco svanire nella nostra memoria di uomini nuovi, pronti alla pace e alla tolleranza, eppure rimanevano come un'icona a perpetua memoria di ciò che altri, peggiori di noi, erano stati capace di fare. Sono passati poco più di trent'anni da quando tre astronauti sbarcarono sulla luna e da quando in 2001 Odissea nello spazio del mai troppo rimpianto Stanley Kubrick un monolito nuotava nell'immensa oscurità aerea svelando al suo interno un piccolo feto, una sequenza filmica straordinaria a riassumere la voglia di ricominciare con noi, noi umani, saldamente al centro dello spazio. Lo spazio come elemento da superare, da oltrepassare, da guardare con altri occhi, magari cercando un dio proprio li.

La cultura e l'arte parlano di questa tensione: per Lucio Fontana l'opera è un " Concetto spaziaie ", l'attraversamento di un'identità certa ad affrontare l'ignoto abbattendo le paure ancestrali. Eppure, nonostante i dubbi e gli incubi notturni, tutto sembrava trasmettere un messaggio positivo, una grande fiducia nel futuro che si immaginava migliore del presente, anche nei cartoni animati per ragazzi - i Pronipoti con le loro auto trasparenti e i vestiti simili a quelli che oggi indossa Mariko Mori - o nei programmi tv di vasto intrattenimento popolare - al Festival di Sanremo Dalida cantava Nel 2023 di un domani felice che però non avrebbe mai visto. È proprio vero: noi umani non siamo proprio capaci di resistere.

Ad un certo punto è ricominciata la degenerazione, ci è tornato dentro un morbo di inquietudine sempre più insinuante che ci suggeriva giorno per giorno che non sarebbe stato così facile gestire in armonia nè il presente nè il futuro. Le lacerazioni subite non se ne andavano nonostante tutte le buone intenzioni: per una vita Alberto Burri le ha descritte con impietoso senso del realismo mescolato ad una poesia altissima con bruciature di legni e plastiche, sacchi stracciati, buchi neri che non andavano da nessuna parte. La degenerazione di noi umani, incapaci di trovare dio, si traduce nei nostri doppi, gli ultracorpi provienienti da chissà dove a minacciare l'esistenza, a prendere loro il nostro posto, uguali a noi eppure diversi (si vedano il mitico film di Don Siegel del lontano I956 ma anche le opere realizzate insieme da Enrico Bai e Piero Manzoni nel 1958, prima del definitivo addio di ques'ultimo al gruppo Nucleare). Con la tecnologia l'ultracorpo si trasforma in alieno dotato di forza distruttiva, macchina invincibile perchè partorita dall'uomo stesso a cui è sfuggita di mano la possibilità di riprodursi per il bene, come accadde al vecchio dottor Frankenstein.

Fino all'atto finale, la clonazione perfetta, la replica esatta e mostruosa, la manipolazione genetica, la predeterminazione dei caratteri, Blade Runner nel romanzo di Philip Dick e nel successivo film di Ridley Scott. E allora ci si comincia a chiede da che Sergio Ragalzi si è posto re: dov'è l'uomo? è una doman-fin dai primi anni '80, quegl'anni così leggeri- e spensierati prima dell'ultima caduta, per dirlo con Nanni Balestrini - " i magnifici anni '80 incensati da tutti gli alberoni/gli anni di merda insinuano i maldicenti gli anni/della restaurazione dell'opportunismo del cinismo/con tanti soldi cocaina fotomodelle per chi ci sta/eroina e muccioli per chi proprio non ci sta/e tv spazzatura per rincoglionirci tutti quanti/gli anni culturalmente più vuoti e squallidi del secolo/in cui nugoli di intellettuali collaborazionisti/ ben lottizzati e benissimo pagati ci rifilavano le meraviglie dell'effimero e del postmoderno".

Allora erano gli splendidi Relitti sessuali a segnare gli esordi di Sergio Ragalzi all'Attico di Fabio Sargentini, Roma 1984, e mi ricordo di quei giganteschi quadri, sagome piatte, bruciate alle quali non restava più nulla se non una semplice identità maschile o femminile, principio base della riproduzione. Ma a cosa potranno mai dar vita degli esseri così privati, così mostruosi?
Che cosa potrà mai distinguere l'uomo creato dalla natura rispetto alle sue copie artificiali? Esiste ancora un'iconografia umana nell'evoluzione postbiologica? E tutto è così sorprendentemente positivo, oppure il prezzo che dovremo pagare sarà sempre il solito, la creazionedi " freaks ", dimostri da baraccone a cui per l'orrore si nega persino uno sguardo compassionevole?Nel rispondere Ragalzi ci mette tuffa la possibile disperazione, un grido muto e nero di una coerenza assoluta, senza precedenti, che pure non esclude un lucidissimo progetto critico nei confronti delle sempre più frequenti bonalizzazioni del corpo, del postorganico, delle mutazioni, della paura, del dolore.

Una riflessione molto simile a quella che, oltre dieci anni dopo, hanno dato Dinos & Jake Chapman, i più forti interpreti contemporanei della mostruosità che può derivare dalla scienza, con tanto di escrescenza sessuali fuori posto, sangue misto a orrori della guerra e della pace. Da quei relitti sessuali agli attuali lavori che vagheggiano il futuro di Genetica 2093 Ragalzi ha operato in senso de-evoluzionistico spogliando passo per passo le sue opere di qualsiasi elemento consolatorio: da uomini a insetti, poi larve, bozzoli, virus, grovigli, embrioni, sempre ricoperti da vernici antipiombo nere e totalmente acromifiche una sorta di Manzoni al negativo - sculture e pitture di grandi dimensioni dove il gesto - un gesto di matrice informare che non può non ricordare il Vedova più virulento e dichiarativo - si insinua nel corpo fino a renderlo disperatamente vivo, nonostante.

Ma lo sapete voi che cos'è un corpo? È un residuo, un resto, non è quasi più niente ma finché ce ne sarà almeno un poco l'uomo l'artista, l'intellettuale dovrai essere in grado di difenderlo, di fermarlo, di non lasciarlo morire. in ogni mostra di Ragalzi risulta perciò evidente l'ultimo stadio della catena, l'ultimo passaggio che trova sì sintesi compiuta nell'opera finale ma lascia sempre una porta aperta, ancora una volta nonostante: questi nuovi giganteschi embrioni neri in materiale plastico, persino leggeri nel loro tenue movimento, sono i figli negati di un'evoluzione mancata, aborti del futuro. Eppure respirano, sentinelle del passato. Oggi marzo 1999 mi sembra ancor più difficile parlare di evoluzione della specie (umana?) e lanciare qualsiasi ipotesi sulla nostra percezione dei futuro.

Probabilmente le icone ci perpetua memoria di Hiroshimcí e Nagasciki, agosto 1945, resteranno ancora laggiiù, appunto nella nostra memoria; eppure nelle tv che allietano le case del mondo scorrono veloci tra uno spot di detersivi e uno dell'ultima auto di grido le immagini e le voci di un'altra guerra, a noi geograficamente piuttosto vicina. E non è tanto la guerra a spaventarci quanto la degenerazione che altri corpi simili a noi ci provocano.Emigrato, profugo, diverso, alieno: parole che invadono la nostra coscienza che non riusciamo che e non vogliamo accettare, perchè la nostra coscienza ci impedisce di accettare povertà, miseria, morte. Meglio rimuovere che schierarsi, ed attendere con pazienza: forse, grazie alla guerra, ci saranno meno corpi estranei a minacciare il nostro conquistato ed illusorio benessere.Forse la genetica del 2093 avrà altre implicazioni, altri quesiti da risolvere e saremo tutti felicemente simili come in Gattaca. Per adesso è ancora dose quotidiana di morte mediale e telematica. Per adesso Ragalzi ci lascia li un grande quadro dal titolo Origine dove l'embrione umano si va fondendo con quello di una scimmia da cui prese inizio all'inizio dei tempi. Stranieri a casa. Andareavanti o tornare indietro?

Luca Beatrice

La citazione di Nanni Balestrini è tratto da 'Piccolo appello ai nostri beneamatilettori ovvero poesia sugli anni di piombo e gli anni di merda', 1993.

 

Sergio Ragalzi - Esposizioni

Nato a Torino nel 1951. Vive e lavora a San Giusto Canavese ( Torino ).

MOSTRE PERSONALI

 

2017

Caos, Spazioborgogno, Milano

2008

Acquario, Galleria Allegretti, Torino

Voliere, Galleria Delloro, Roma

Due insetti neri, Castello di Rivara, Rivara, Torino

Pioggia Nera, Grossetti Arte Contemporanea, Milano

2007

L 'Urlo, L'Attico. Roma; Antropomorfo 1984-2007, Fabbrica Pagliero, Castellamonte

2006

11 male di vivere, Galleria Carlina, Torino, testo di Marisa Vescovo

2004

Visioni, 41 Arte Contemporanea, Torino; Inumano, Spazio Senza Titolo, Roma

2003

Scimmie, L'Attico, Roma

2002

Outside, Palazzo Bricherasio, Torino, a cura di Guido Curto

2001

Kloni, Galleria Francesco Girondini, Verona, testo di Roberto Lambarelli

Kloni, Grossetti Arte Contemporanea, Milano

1999

Genetica 2093, Grossetti Arte Contemporanea, Milano, testo di Luca Beatrice

Il disegno malato, 41 Arte Contemporanea, testo di Luca Beatrice

1998

Galleria Marella, Sarnico

Nuovi dipinti, Castello di Rivara, Rivara, Torino

1997

Premio Camera dei Deputati, Chiostro di Vicolo Valdina, Roma, testo di Enrico Crispolti

Galleria Martano, Torino

Via degli Artisti, Torino

1995

Corpi, Virus, Insetti, Farfalle, Grovigli, Galleria Marella, Sarnico

1993

Grovigli, Galleria Repetto e Massucco, Aqui Terme, testo di Enrico Crispolti

1992

Corpi, Tauro Arte, Torino, testi di Enrico Crispolti e Luca Beatrice

Corpi. Opere su carta, Free Art, Torino

1991

Farfalle bianche, Fuxia Art, Verona, testo di B. Bertozzi

Farfalle notturne, Galleria Galliani, Genova, testo di Matteo Fochessati

Insetti, Effe Arte Contemporanea, Lecco , testo di Elena Pontiggia

1990

Impronte kafkiane, L'Attico, Roma, testo di Achille Bonito Oliva

Insetti, Galleria Cannaviello, Milano, testo di Elena Pontiggia

1989

Farfalle notturne, Fuxia Art, Verona

1988

Sculture ombre, L'Attico, Roma, testo di Emilio Villa; Castello di Rivara, Rivara

Metamorfosi, Studio Canaviello, Milano

1986

Ombre atomiche, Galleria Franz Paludetto, testo di Rudi Fuchs
Galleria Samia Saouma, Parigi

1984

Relitti sessuali, L'Attico, Roma, testo di Emilio Villa

1982

Galleria Alberto Weber, Torino, testo di Maria Luisa Frisa

Galleria Artra Studio , Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sergio Ragalzi - Bio

Nato a Torino nel 1951. Vive e lavora a San Giusto Canavese ( Torino ).

Sergio Ragalzi nasce a Torino nel 1951, dove vive e lavora. Esordisce sulla scena dell’arte italiana agli inizi degli anni ottanta, nel 1984 prende parte a Extemporanea, la mostra che consacra la riapertura degli spazi espositivi della galleria L’Attico, a Roma. Ha lavorato con alcune delle principali gallerie italiane, Paludetto, Sargentini, Weber, Cannaviello, Annunciata, Grossetti, Repetto poi ancora Carlina, Allegretti, Delloro, Rolando Anselmi. Collabora con la nostra galleria fin dall’apertura dello spazio torinese di Via degli Artisti nel 92. Di lui hanno scritto i più importanti critici: R.Fuchs, E.Crispolti, A.Bonito Oliva, E.Villa, M.Vescovo, M.Frisa, E.Pontiggia, L.Beatrice, R.Lambarelli, G.Curto, E.Forin, M.Tonelli, A.Rubini ed altri ancora

Dim Sampaio - Esposizioni

Nasce in Brasile in un piccolo villaggio chiamato Sitio Novo. 

Dal 1999 vive a Bologna, dove lavora e studia.

ESPOSIZIONI

 

Nel 2001 si è tenuta la sua prima grande personale nella città di Gubbio, in Umbria. Dopo un periodo di volontario ritiro dalla scena artistica italiana, è riuscito ad elaborare nuove forme espressive, grazie alle quali è stato da poco invitato come ospite speciale alla Biennale d’Arte Contemporanea del Cairo, con quattro sue opere.
Nel 2004 realizza la sua seconda personale al Palazzo Mauriziano, ex tenuta di campagna di Ludovico Ariosto a Reggio Emilia.

Nel 2006 viene scelto per una collettiva organizzata da Philippe Daverio per conto della Fondazione CARISBO di Bologna. In questo stesso periodo monta una grande installazione di cartone dal titolo Homeless Museum nel cortile del Palazzo D’Accursio, sede dell’amministrazione Comunale di Bologna. Dalla metà del 2006 comincia la sua collaborazione con la galleria Grossetti Arte Contemporanea dove esporrà nel febbraio 2008 i lavori eseguiti tra il 2006 e il 2007 in esclusiva per essa nella mostra personale intitolata ‘L’energia e la sua memoria’. In occasione di ArteFiera di Bologna 2009 la Galleria Grossetti Arte Contemporanea ha presentato un’opera dell’artista di grandi dimensioni nello Stand e una piccola personale al Bravo Caffe' con un’altra opera sempre di grandi dimensioni e una serie di disegni recenti.

Dim Sampaio - Bio

Nasce in Brasile in un piccolo villaggio chiamato Sitio Novo. 

Dal 1999 vive a Bologna, dove lavora e studia. 

BIO

 

Nasce in Brasile in un piccolo villaggio chiamato Sitio Novo, nella campagna limitrofa alla cittadina di Altos nello stato federale del Piauì. Presto si trasferisce con la famiglia a Teresina, capitale dello stato.
A Teresina, fin da bambino dimostra spiccate doti nel disegno, ma il primo vero approccio con il mondo dell’Arte Grafica lo ha all’età di tredici anni, quando propone le prime vignette satiriche ai quotidiani locali. Dopo appena un anno i suoi lavori sono pubblicati sulla stampa locale. L’anno seguente, riesce a pubblicare la prima rivista di satira politica nella storia del Piauì, di cui stampa solo i primi due numeri, a causa di problemi con la politica locale. Costretto ad abbandonare la satira politica si dedicherà da questo momento solo alla pittura. Nel 1994 termina la scuola tecnica per geometra. In questo stesso anno decide di iscriversi ad architettura ma abbandona l’idea dopo aver frequentato in modo informale alcune lezioni. Decide quindi di iscriversi alla facoltà di Educazione Artistica presso l’Università Federale del Piauì. Durante il suo iter universitario frequenta le lezioni di Afranio Pessoa, considerato uno dei più importanti pittori del Nord Est brasiliano, che immediatamente gli offre il posto di tutor nella sua classe.
In questo stesso periodo fa piccole mostre ed inizia a insegnare presso alcune scuole medie di Teresina, ai bambini di strada e a quelli che vivono nelle favelas.
Conseguita la laurea, vince una borsa di studio di un anno presso l’Accademia delle Belle Arti di Palermo. Qui frequenta le lezioni di Marcello Faletra il quale, scoprendo in lui manifeste capacità intellettuali e artistiche, lo nomina coordinatore di un ciclo di seminari sull’Arte, Poesia e Filosofia dal suggestivo nome di “Lezioni Siciliane”. Dal ‘99 Dim Sampaio vive a Bologna, dove lavora e studia. 

Udo Nöger - Esposizioni

Nato a Enger, Germania nel 1961. Dal 1994 vive e lavora fra Germania e Usa.

ESPOSIZIONI

 

MOSTRE PERSONALI

2011

Karl Ernst Osthaus-Museum (April 9 – June 29) Retrospective Works from 1980-2011

Museum of Contemporary Art Honolulu, HI (July- November)

Museum Sonderjylland, Denmark

2010

Grossetti Arte Contemporanea, Milano, Italy

Ruth Bachofner Gallery in Los Angeles

Alvaro Alcazar Gallery in Madrid (16th June until the end of July)

Lowe Gallery in Atlanta.

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL, me water

2009

Grossetti Arte Contemporanea, Milano, Italy

Gebert Contemporary, Santa Fe, NM

Gebert Gallery, Los Angeles, CA

2008

Morat Institut für Kunst und Kunstwissenschaft, Freiburg, Germany, me water(catalog)

Kunsthalle Krems, Krems, Austria , me water (catalog)

Museo de Arte y Diseño Contemporáneo, San José, Costa Rica , me water (catalog)

Michael Schultz Gallery, Seoul, South Korea , me water (catalog)

Beck & Eggeling International Fine Art, Düsseldorf, Germany , me water (catalog)

Klaus Steinmetz Arte Contemporaneo, San Jose, Costa Rica

Gebert Contemporary, Scottsdale, AZ

2007

Gebert Contemporary, Santa Fe, NM

Ruth Bachofner Gallery, Los Angeles, CA, me water

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL, me water

Galerie Pascal van Hoecke, Paris, France, me water

2006

Daum Museum of Contemporary Art, Sedalia, MO, Light as a Material (catalog)

Art & Cultural Center Maui, HI

Chiaroscuro Contemporary Art, Santa Fe, NM, Light as a Material (catalog)

Robin Rule Gallery, Denver, CO

Buschlen-Mowatt Galleries, Vancouver, Canada

Lukas Feichtner Gallery, Vienna, Austria

2005

Museum of Contemporary Art, Denver, CO, Light as a Material ( catalog)

Chiaroscuro Gallery, Scottsdale , AZ, (catalog)

Ruth Bachofner Gallery, Santa Monica, CA

Buschlen-Mowatt Galleries, Palm Desert, CA

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL, bewegend

Robin Rule Gallery, Denver, CO, Light as a Material

Beck & Eggeling International Fine Art, D üsseldorf, Germany, bewegend

Lukas Feichtner Galerie, Vienna, Austria, bewegend

Galerie Hollenbach, Stuttgart, Germany

2004

Chiaroscuro Contemporary Art, Santa Fe, NM, Light as a Material

Buschlen-Mowatt Galleries, Vancouver, Canada

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Galerie Peter Borchardt, Hamburg, Germany

2003

Fassbender Gallery, Chicago, IL

Lowe Gallery, Santa Monica, CA, Light as a Material 2 (catalog)

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL, Light as a Material 1 (catalog)

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Rule Gallery, Denver, CO

Galerie Hollenbach, Stuttgart, Germany

Galerie Feichtner & Mizrahi, Vienna, Austria, Light as a Material 1 (catalog)

2002

Buschlen-Mowatt Galleries, Palm Desert, CA

Lowe Gallery, Atlanta, GA, riechend (catalog)

Fassbender Gallery, Chicago, IL

Jacob Karpio Gallery, San Jose, Costa Rica

2001

Museum of Contemporary Art, Boulder, CO, riechend

Fassbender Gallery, Chicago, IL, me water

Lowe Gallery, Atlanta, GA,

Artcore Gallery, Toronto, Canada, white

Beck & Eggeling International Fine Art, D üsseldorf, Germany, riechend (catalog)

Kunstverein Lippstadt, Lippstadt, Germany, riechend ( catalog)

2000

Jacob Karpio Gallery, San Jose, Costa Rica

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Galerie Feichtner & Mizrahi, Vienna, Austria

Galerie Beck & Eggeling, Leipzig, Germany

Galerie Hänel, Wiesbaden, Germany

Art Cologne, Galerie Hänel, Cologne, Germany, me water ( catalog)

Art Frankfurt, Galerie Hänel, Frankfurt, Germany, me water

1999

Contemporary Art Center of Peoria, Peoria, IL, Heads and Vessels

Kunsthalle Bielefeld (Studiengalerie), Bielefeld, Germany, innen (catalog)

Peyton Wright Gallery, Santa Fe, NM

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany, Eine andere Art von Licht

Galerie Hans-Jürgen Siegert, Basel, Switzerland

Galerie Beck – Eggeling - Schlag, Düsseldorf, Germany, Zwischenräume

Galerie Feichtner & Mizrahi, Vienna, Austria

1998

Fassbender Gallery, Chicago, IL, Heads and vessels 2 (catalog)

Lowe Gallery, Atlanta, GA, Heads and vessels 2 (catalog)

Jan Maiden Fine Art, Columbus, OH

Jacob Karpio Gallery, San Jose, Costa Rica

Galerie van Alom, Berlin, Germany , Heads and vessels 2 (catalog)

Galerie Hans-Jürgen Siegert, Basel, Switzerland

Galerie Hänel, Frankfurt, Germany , Heads and vessels 2 (catalog)

1997

Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Peyton Wright Gallery, Santa Fe, NM, Heads and Vessels

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Galerie Maria Sels, Düsseldorf, Germany

1996

Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany

Galerie van Alom, Berlin, Germany

Galerie Hänel, Frankfurt, Germany , Heads and vessels (catalog)

1995

Sherry Frumkin Gallery, Los Angeles, CA, with bird

Mindy Oh Gallery, Chicago, IL, with bird ( catalog)

Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Marcia Rafelman Fine Arts, Toronto, Canada

1994

Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Mindy Oh Gallery, Chicago, IL

Marcia Rafelman Fine Arts, Toronto, Canada

Galerie van Alom, Berlin, Germany

Autogen Gallery, Dresden, Germany

1993

Tamenaga Gallery, New York, NY , between everything ( catalog)

Hypo Bank Foundation, New York, NY, between everything (catalog)

Lowe Gallery, Los Angeles, CA

Lowe Gallery, Atlanta, GA

Siegerlandmuseum , Siegen, Germany, between everything

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany

Galerie van Alom, Berlin, Germany

1992

Jain Marunouchi Gallery, New York, NY, reaches ( catalog)

Lowe Gallery , Atlanta, GA, reaches

Lowe Gallery , Los Angeles, CA, reaches

1991

Payton Rule Gallery, Denver, CO

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany, reach in the dust ( catalog)

Galerie van Alom, Berlin, Germany

1989

Galerie van Alom, Berlin, Germany

Kunstverein Paderborn, Paderborn, Germany, rongo-rongo Südseebilder

1988

Euro Gallery, London, England

Galerie Delta, Rotterdam, Netherland, rongo-rongo Südseebilder (catalog)

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany, rongo-rongo Südseebilder (catalog)

Galerie Trost, Lippstadt, Germany

2009 Chiaroscuro Gallery, Scottsdale, AZ

Lukas Feichtner Galerie, Vienna, Austria

Beck & Eggeling International Fine Art, Düsseldorf, Germany

2008 Gebert Contemporary, Santa Fe, NM

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL

Ruth Bachofner Gallery, Los Angeles, CA

2007 Lukas Feichtner Gallery, Vienna, Austria

Galería Álvaro Alcázar, Madrid, Spain

Klaus Steinmetz Arte Contemporaneo, San Jose, Costa Rica

2006 Ruth Bachofner Gallery, Los Angeles, CA

Chiaroscuro Gallery, Scottsdale, AZ

Diana Lowenstein Fine Arts, Miami, FL

Beck & Eggeling International Fine Art, Düsseldorf, Germany

2005 Chiaroscuro Contemporary Art, Santa Fe, NM

Buschlen-Mowatt Galleries, Vancouver, Canada

Galerie Pascal van Hoecke, Paris, France

Galerie Hollenbach, Ausstellungsraum Zürich, Switzerland

2004 Buschlen-Mowatt Galleries, Palm Desert, CA

Chiaroscuro Gallery, Scottsdale, AZ

Ruth Bachofner Gallery, Los Angeles, CA

Lukas Feichtner Galerie, Vienna, Austria

2003 Chiaroscuro Contemporary Art, Santa Fe, NM

Buschlen-Mowatt Galleries, Vancouver, Canada

Beck & Eggeling International Fine Art, Düsseldorf, Germany

Galerie Peter Borchardt, Hamburg, Germany

2002 Lawrence University, Wriston Art Center, Wisconsin, Landscape and the natural order

Indiana University, Center of Contemporary Art, Indiana, Departure American Contemporary Landscape

Artcore Gallery, Toronto, Canada

Galerie Feichtner & Mizrahi, Vienna, Austria

2001 Cardinal Strich University Museum, Milwaukee, WI, sublime landscape

Galerie Beck & Eggeling, Leipzig, Germany

Galerie Hollenbach, Stuttgart, Germany

2000 Coninx Museum, Zürich, Switzerland, beyond borders (catalog)

Galerie Beck & Eggeling, Düsseldorf, Germany

Artcore Gallery, Toronto, Canada

1999 Fassbender Gallery, Chicago, IL

Galerie Beck & Eggeling, Leipzig, Germany

Galerie van Alom, Berlin, Germany

1998 Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Peyton Wright Gallery, Santa Fe, NM

Galerie Feichtner & Mizrahi, Vienna, Austria

1997 Fassbender Gallery, Chicago, IL

Galerie Hänel, Frankfurt, Germany

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany

Galerie Hans-Jürgen Siegert, Basel, Switzerland

1996 Lowe Gallery, Atlanta, GA

Mindy Oh Gallery, Chicago, IL

Galerie Maria Sels, Düsseldorf, Germany

Galerie Hans-Jürgen Siegert, Basel, Switzerland

1995 Galerie Hänel, Frankfurt, Germany

1994 Tamenaga Gallery, New York, NY

Galerie Bernd Dürr, Munich, Germany

1993 Jain Marunouchi Gallery, New York, NY

Galerie Hänel, Frankfurt, Germany

1992 Tamenaga Gallery, New York, NY

1989 Haus der Kunst, Munich, Germany, Kunst ‘89

 

FIERE:

Arco Madrid

Armory Show New York

Art Basel

Art Basel| Miami Beach

Art Brussels

Art Chicago

Art Cologne

Art Dubai

Arte Fiera Bologna

Art Forum Berlin

Art Frankfurt

Art Miami

Art Moscow

Art San Francisco

Art Strassbourg

Art Toronto

Art Zürich

CIGE Beijing

Dresdener Kunstmarkt

Fiac Paris

Guadelajara Art Fair

Hong Kong International Art Fair

Kunst Köln

Kunst Wien

Los Angeles Art Show

maco Mexico City

Palm Beach Contemporary

Pulse London

Pulse Miami

Shanghai Contemporary

ViennAfair

Arcangelo Sassolino - Esposizioni

MOSTRE PERSONALI

 

2006

Arcangelo Sassolino, Galleria Gallica, Milano

2004 

Rimozione, Galleria Arte e Ricambi, Verona

2003

MiArt, Galleria Grossetti, Milano

Art Cologne, Galleria Grossetti, Milano

2001

Concrete Matters, Galleria Grossetti, Milano

 

MOSTRE COLLETTIVE

 

2009

ArtVerona, Grossetti Arte Contemporanea, Verona

Selection, Grossetti Arte Contemporanea, Milano

2005

Visioni, Chiostri di S.Agostino, Bergamo

2004

AAVV: 30, Galleria Fumagalli, Bergamo

Artissima (Torino), Galica Arte contemporanea, Milano

Zilch, Galleria Arte e Ricambi, Verona. A cura di Alberto Zanchetta

2003

Mito-Logica-Mente, Borgo Medievale di Castelbasso (Teramo). A cura di S. Pegorar

N-E Fondazione O'Artoteca, Milano. A cura di S. Menegoi

2002

Laboratorio di Scultura Europea 11 Brolo, Mogliano (Treviso)

Autonomie, Galleria Grossetti, Milano

2001

Materia-Niente, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia. A cura di L. M. Barbero

 

 

 

Roberto Rizzo - Testi

Nato a Cernusco sul Naviglio ( Milano ) il 28 ottobre 1967.

TESTI

 

1986 – “QUINDICI “CERCATORI D’ARTE” AL BASSANESE”, Il Piccolo, Febbraio 1986

1990 – “DE PICTURA PICTA”, Elisabetta Longari, catalogo, Galleria Care Of, Gennaio 1990

“NOTE SPARSE SULLA SITUAZIONE DELLA GIOVANE ARTE LOMBARDA AGLI ALBORI DEGLI ANNI ’90”, Elisabetta Longari, Terzoocchio, Marzo 1990

1993 – “A FESTA FROM MILAN”, Brian Fallon,  The Irish Times, Aprile 1993

“A DASH OF ITALIAN FLAIR BRIGHTENS UP GALLERIES”, Aidan Dunne, The Sunday Tribune,  Aprile 1993

“PARIGI – DESIGN ITALIANO AL GRAN PALAIS”, Antonella Micaletti,  

Altrimmagine, Luglio 1993

“LA FABBRICA ESTETICA- UN ESEMPIO DI ARTE GIOVANE ITALIANA”, Antonella Micaletti,  Titolo, Ottobre 1993

1994 – “LA STRADA”, Martina Corgnati, catalogo, Comune di Ventimiglia, Luglio 1994

1995 – “ASTRATTAMENTE”, Antonella Micaletti, catalogo, Galleria Nuova Icona, Marzo 1995

2001 – “APRIAMO LA GABBIA DELL’ASTRAZIONE – UN PANORAMA DELLA GIOVANE PITTURA 

ASTRATTA ITALIANA”, Angela Madesani, Ipso Facto, Settembre 2001

2002 – “SEI”, Roberto Caracciolo, catalogo, Galleria Corraini, Febbraio 2002

“ASTRAZIONE ZERO”, Angela Madesani, catalogo, O’ Artoteca /Cascina Roma/Palazzo Piacentini, Marzo 2002

“ECCOCI”, Angela Madesani, catalogo, Galleria Dirarte, Maggio 2002

“ PERISCOPIO - SIAMO TUTTI FIGLI DI N.N.? ”, Angela Madesani, catalogo, Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Ottobre 2002

“ASTRAZIONE”, Angela Madesani, Juliet, Dicembre 2002

2003 – “ROBERTO RIZZO, PROCESSI NON OGGETTI ”, Giovanni Maria Accame, catalogo, 

Galleria Grossetti Arte Contemporanea, Gennaio 2003

“LE FIGURE MANCANTI ”, Giovanni Maria Accame, catalogo, Fondazione Palazzo Bricherasio, Febbraio 2003

 

PROCESSI NON OGGETTI - Gennaio 2003

di Giovanni Maria Accame 

L'idea di pittura che ci propone Roberto Rizzo è l'idea di un'osservazione trasformata e trasformatrice, un'osservazione che ha trovato nella pratica riflessiva lo strumento con il quale condurre realtà differenti a un confronto, che può originare un contrasto, una contaminazione o un futuro ricordo. 

L' esperienza della pittura americana degli anni cinquanta e le successive indicazioni della pittura radicale, compresa l'analiticità degli anni settanta in Europa, sono per questo artista un sicuro riferimento, ma sarebbe profondamente restrittivo e fuorviante pensare a questa come l'unica fonte di una formazione assai più articolata. 

Una delle maggiori differenze che distingue la cultura e il modo di intendere il proprio lavoro, tra la generazione più giovane di artisti e quelle precedenti, è rappresentata proprio dalla variegata difformità degli interessi e dei rimandi che è oggi una caratteristica comune, rispetto a una più definita linearità di attenzioni che si poteva cogliere nelle generazioni più anziane. 

L'irregolarità con cui, anche lo sguardo di Rizzo, si è mosso e si muove su cose diverse e non obbligatoriamente d'arte, non gli impedisce d'avere assunto dei metodi d'indagine e delle condotte di lavoro esigenti e, in qualche caso, anche intransigenti.

E' certo questo modo di porsi, interrogante e riflessivo, che gli permette di afferrare e connettere i diversi tracciati dell'esperienza entro un campo coerente d'indagine pittorica. Gli stimoli e le immagini, qualunque sia la loro provenienza, si trasformano nel linguaggio che Rizzo ha maturato negli anni. Un processo, quello del suo lavoro, che si è evoluto con determinazione, ma certo non senza difficoltà. Segnalatomi da Carmengloria Morales, ho frequentato lo studio già dal periodo in cui aveva da poco terminato l'Accademia di Brera.

La tendenza a scegliere le soluzioni meno prevedibili e, in particolare, a generare delle situazioni di contrasto, conducevano i suoi quadri ad affrontare ogni volta delle battaglie ostinate. Anche nelle prove di quei primi anni, la pittura si formava attorno a un' idea e se quest' idea era ritenuta necessaria, non poteva essere accantonata perchè ardua. Di quell'impostazione originaria è rimasto molto, perchè appartiene al carattere dell'artista, al suo modo d'essere. E' però assai mutata la capacità di controllare le contrapposizioni interne. Ogni scelta, nella pittura come nella vita, comporta delle esclusioni. Per quanto si pensi di costruire aggiungendo, è sempre più ciò che escludiamo che ci fa procedere nella nostra costruzione. Ora Rizzo sa escludere quanto sarebbe d'impedimento alla comprensione delle sue idee.

Sopra tutto ha dato spazio al vuoto come elemento essenziale per guidare lo sguardo e rendere possibile il pensiero. Senza il vuoto non accadrebbe nulla di ciò che accade.

E, nei lavori attuali, il senso dell'accadere fa da sfondo a ogni altra percezione. 

La forma del supporto, contrasti e relazioni tra le parti, le interruzioni della superficie, tutto contribuisce a predisporre un accadimento che concentra in sè le intenzioni dell'artista. Questa non è certo una pittura che si coagula attorno a umori improvvisi e transitori, l' idea che la precede richiede il tempo e lo spazio di cui necessita una figura che nasce prima nel pensiero e poi nello sguardo. Una concettualità della pittura che dopo Reinhardt e Ryman, è oggi presente in molti protagonisti di quest'area di esperienze, da Knoebel ad Halley, e con la quale Rizzo, che ebbe per docente Carmengloria Morales, si confrontò molto presto. 

È sicuramente l'idea del limite che ha prevalso nel lavoro degli ultimi due anni, precisandosi ma anche arricchendosi di ulteriori risvolti problematici. Partendo dai concreti confini che ha ogni opera di pittura, da quello spazio del quadro, idealmente assoluto ma in realtà fisicamente relativo, come dice lo stesso Rizzo, è pervenuto ad altri margini, delle cose e delle idee. Arrotondare gli angoli, è allora un modo per accentuare la particolarità del discorso artistico, ricordandone la storia ma anche l'oggettualità. Il confine del quadro divenire qui un luogo dove s'incrociano storia e fenomenologia. La sagomatura della superficie è testimone di tutte le forme storiche assunte dalla pittura nei secoli e, nel medesimo tempo, segno di una fisicità in atto, che si colloca nel nostro stesso spazio di vita, entro il raggio della nostra percezione.

Storia e attualità fanno parte di un rapporto con l¹arte contemporanea, che non può che essere particolare, immerso nella soggettività del vivere una propria esperienza. 

E' forse per reagire a un eccesso di emotività individuale che Rizzo agisce intenzionalmente su due distinte figure archetipe della pittura: il monocromo e la movimentazione dell'impasto cromatico. Due momenti che, nella realizzazione dei suoi lavori, svolgono dei precisi ruoli. La monocromia fredda, impersonale, solo alcune volte percorsa da lievi vibrazioni, vuole creare uno spazio di decantazione, visiva e mentale, che acuisca l'attenzione di chi guarda. In questo silenzio, che è già esso stesso un importante momento dell¹opera, prende corpo la seconda figura. Una figura a questo punto necessaria e, di conseguenza, anche fortemente simbolica.

La stesura pittorica che si addensa in queste forme circoscritte, mai debordanti, ritagliate anzi con contorni netti, racchiude tutto il sentimento del fare pittura. Ne deriva, così almeno appare ai miei occhi, una poeticità lieve, priva di forzature.

La costruzione concettuale che presiede questi lavori, non impedisce il costituirsi di un'espressività interna, tenuta volutamente su registri misurati, ma proprio per questo più resistente nel tempo e maggiormente penetrante nel nostro pensiero.

C'è un ulteriore elemento che ho già ricordato e non può essere trascurato: la presenza, non assoluta ma prevalente, di un'interruzione, una sospensione della superficie che si divide pertanto in due parti. Un intervento, questo, che non vuole avere la drammaticità della lacerazione e nemmeno la programmata ripartizione del dittico. L'interrompere la continuità del piano ha la funzione di creare un'apertura, una soglia che permette di attraversare il quadro non solo orizzontalmente, ma anche verticalmente. Il vuoto che si inserisce nello spazio della pittura, non è da intendersi solo come un'uscita dalla sua unitarietà, ma anche un'ideale escursione oltre il suo fondo. Quell'improvvisa assenza della superficie non ha, infatti, il carattere di un vuoto generico, ma di un'assenza determinata, che deriva da un preciso atto di sottrazione. Ecco perchè il vuoto è sì una pausa percettiva, un'ulteriore constatazione dei limiti oggettuali dell'opera, ma è anche presenza di un'assenza. E' confine simbolicamente denso di significati, proprio perchè contenitore d¹ogni possibile divenire.

Non è forse senza qualche sorpresa che, dopo aver osservato attentamente il lavoro di Rizzo, ci si accorge come ogni suo atto così formalmente compiuto, viene messo in discussione da un altro intervento con opposte caratteristiche. L'equilibrata armonia che appare in queste opere è in realtà frutto di una continua tensione tra forze contrapposte. E' probabilmente in questo modo di procedere che l'artista riesce a toccare il limite, secondo quanto ha dichiarato di voler fare. Così facendo, infatti, mostrando di ogni cosa il confine, afferma il concetto di come nessun elemento, materiale o immateriale che sia, possa essere totalmente autonomo, possa esistere in sè. E, dunque, dietro alla permanenza dell'immagine vi è lo scorrere della sua concezione, quella stessa che, nella concreta presenza del quadro, non vede un oggetto ma un processo. 

 

Dal libro edito in occasione della mostra Galleria Grossetti Arte Contemporanea 

Traduzione : Lisa Hockemeyer, Londra Web Site : Giovanni Zullo, Milano 

Roberto Rizzo - Esposizioni

Nato a Cernusco sul Naviglio ( Milano ) il 28 ottobre 1967.

ESPOSIZIONI

 

MOSTRE PERSONALI:

1999 – “TRE OPERE 1997/1999”

Studio Gianfranco Pardi (Milano) 

2002 – “PAINTINGS”    (catalogo)

Grossetti Arte Contemporanea(Milano) 

 

MOSTRE COLLETTIVE:

1986 – “ART DIGGERS”    (catalogo)

Galleria Studio Bassanese (Trieste)

1990 – “DE PICTURA PICTA”    (catalogo)

Galleria Care Of (Cusano Milanino - MI)

1993 – “MILANO MILANO”    (catalogo)

Irish Life Centre (Dublin)

“LA FABBRICA ESTETICA”    (catalogo)

Grand Palais (Paris)

1994 – “LA STRADA”    (catalogo)

Comune di Ventimiglia (Imperia)

“PRIMORDI”

Palazzo dell’Arte (Milano)

1995 – “ASTRATTAMENTE”    (catalogo)

Galleria Nuova Icona (Venezia)

2002 – “SEI”    (catalogo)

Galleria Corraini (Mantova)

“ASTRAZIONE ZERO”    (catalogo)

O’ Artoteca (Milano)

Cascina Roma (San Donato Milanese - Mi)

Palazzo Piacentini (San Benedetto del Tronto – AP)

“ECCOCI!”     (catalogo)

Galleria Dirarte(Caserta)

“PITTURASTRATTA 1900-2000”

Grossetti Arte Contemporanea(Milano)

“PERISCOPIO 2002”    (catalogo)

Galleria Gruppo Credito Valtellinese (Milano) 

2003 – “LE FIGURE MANCANTI”    (catalogo)

Fondazione Palazzo Bricherasio (Torino)

 

FIERE:

2002 - “ARTEFIERA”, Bologna

Galleria Corraini, Mantova

“ART COLOGNE ”, Köln

Grossetti Arte Contemporanea, Milano

2003 - “ARTEFIERA”, Bologna

Grossetti Arte Contemporanea, Milano